I partigiani del Terzo Millennio

Ripubblichiamo la lettera aperta di Marco Bracconi su Repubblica.it

Caro Beppe Grillo,

Lei è naturalmente libero di fare non solo politica, ma di fare la politica che vuole. Può candidare un presidente della Repubblica grazie a 5mila voti presi sul web, può sostenere che nel suo Movimento uno vale uno, e che lei e Casaleggio siete come tutti gli altri attivisti, né più né meno. Puo’ sostenere che il futuro è suo e che gli altri sono tutti morti schifosi putridi e puzzolenti. Può sostenere che tutto quello che non è Lei (o da lei certificato) fa schifo. Puo’ chiamare l’ostruzionismo costruzionismo e i presidenti della Camera zombie, e può dolcemente attendere il momento in cui si rivedran le stelle.

Può dire, infine, che partiti e giornali ed elettori che non votano per lei sono uno stesso sistema di corrotti compromessi e prezzolati, un sistema che non le piace per niente e che lei vuole legittimamente cambiare.

Siamo in democrazia, e Lei, caro signor Grillo, si puo’ permettere di dire ciò che vuole. Anche che Lei e il suo Movimento siete i nuovi partigiani.

Solo mi faccia una cortesia. Quest’ultima cosa abbia il coraggio di venire a dirla davanti alla tomba di mio nonno, massacrato di botte e ricinizzato per mesi ogni sabato dai fascisti.

Se verrà le dirò delle storie che mi raccontava quando ero bambino. Quando mi prendeva in braccio e mi narrava delle ronde, dei proclami e delle camice nere.

Quelle sere gli chiedevo che voleva dire essere fascisti, e lui se ne restava un po’ in silenzio e poi mi guardava, bambino di otto anni, e mi rispondeva che essere fascisti significava non tollerare la possibilità che un‘altra persona la pensasse in modo diverso da te.

“E se lo facevi lo stesso, nonno, i fascisti che ti facevano?”. E lui: a volte ti picchiavano, ma più spesso facevano un’altra cosa. “E cosa, nonno?”, insistevo io con la petulanza dei ragazzini. E lui pazientemente mi spiegava che i fascisti si mettevano a gridare minacciosamente e in pubblico dicendo che tu la pensavi diverso da loro perché qualcuno ti pagava per farlo, mentre loro non erano pagati da nessuno; oppure perché avevi qualcosa da nascondere, mentre loro erano puri e senza macchia; o ancora perché eri contro la patria, mentre loro amavano la bandiera; o infine perché eri un ladro mentre loro erano onesti.

Le ricorda qualcosa, Signor partigiano?

Ora io non voglio scomodare i morti, l’esperto di zombie e cadaveri del resto è lei. Ma sono abbastanza sicuro che se mio nonno ora la ascoltasse, sorriderebbe con la serenità di chi siede in paradiso, la lascerebbe parlare e non la insulterebbe. Perchè la differenza tra fascisti e partigiani, lui, la conosceva bene.

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