Chi è Martin Schulz, il candidato del Pse alla commissione europea

Un ritratto, a cura di Francesco Maesano,  in parte superficiale in parte ben costruito del candidato socialista alla Commissione Europea: Martin Schulz. Che ne pensate?

Ultimo dei cinque figli di un poliziotto del bacino della Saar, lander minerario della Germania del sud al centro di dispute infinite e spartizioni coatte sia dopo la prima sia dopo la seconda guerra mondiale. Suo nonno, neanche a dirlo, era minatore del carbone, lui libraio e socialdemocratico dai 19 anni, nel 1974, nonostante una madre impegnata nella Cdu.

Martin Schulz è stato anche calciatore. Infortunatosi al ginocchio, cadde vittima dell’alcolismo. Poi Hobsbawm, Tomasi di Lampedusa, la politica. Consigliere comunale, sindaco della sua Würselen, poi l’ingresso nel consiglio nazionale del partito, nel direttivo federale, fino all’ufficio di presidenza dell’Spd. Poi la svolta europea. Nel 1994 Martin Schulz, che non ha mai seduto nel Bundestag, viene eletto al parlamento europeo. Cinque anni più tardi tornerà da capolista del suo partito.

Vicepresidente del gruppo del Pse dal 2002, nel 2003 si fa conoscere in Italia per uno scontro verbale con Silvio Berlusconi, allora primo ministro in visita al parlamento europeo. Schulz aveva accusato Berlusconi di continuare a beneficiare dell’immunità parlamentare europea grazie a una serie di ritardi procedurali addebitabili all’ex-presidente dell’assemblea, Nicole Fontaine. Di fronte a un esterrefatto Gianfranco Fini, capo della Farnesina, Berlusconi diede a Schulz del “kapò”. A suo modo una consacrazione.

Ma lo scontro verbale con i leader di destra ha caratterizzato tutta la carriera di Martin Schulz. Quando nel 2004 è diventato presidente del gruppo socialista all’europarlamento, Jean-Marie Le Pen lo apostrofò così: «Martin Schulz è un signore che ha l’aspetto di Lenin e parla come Hitler». Nel 2010 il deputato inglese Godfrey Bloom interruppe un suo discorso canzonandolo: «Ein volk, ein reich, ein führer» (un popolo, un Impero, un duce).

Nel 2012 rileva dal polacco Jerzy Buzek la carica di presidente del parlamento europeo, compimento di una carriera ventennale tra Bruxelles e Strasburgo. Il suo nemico dialettico sono ora i populismi europei, i movimenti insurgents: «Beppe Grillo – ha detto Schulz nel 2012 – è un classico fenomeno di protesta che non mi pare né molto democratico, né molto trasparente. Non ha uno statuto per il suo Movimento. Non si sa come lavora. Lo fa anonimamente e su internet. Non è disposto a discutere e non rappresenta una cultura democratica tradizionale. Dire sempre no a tutto senza dire a favore di cosa si è non è un’opzione. E dire usciamo dall’euro e torniamo alla lira io penso che sia pura ciarlataneria».

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