I lavoratori: «Bene 80 euro, ma stavolta niente trucchi»

Ripubblichiamo l’articolo di Andrea Bonzi su L’Unità, con le impressioni a caldo di alcuni lavoratori in merito alle novità sul taglio dell’Irpef

Ottanta euro in busta paga in più fanno comodo, a tutti. Una volta di più se prendi uno stipendio inferiore ai 1.500 euro netti al mese. Ma il timore – cresciuto dopo anni di manovre “opache” dei governi precedenti – è che il gruzzoletto entri dalla porta ed esca dalla finestra.

«Ormai abbiamo capito come è il gioco: va a finire che ce li toglieranno da un’altra parte, con l’aumento della benzina o con la tassa sulla casa», scuote la testa rassegnata Samantha. Sono le 17.30, e i lavoratori della Ducati Motor stanno uscendo dai cancelli. Capelli biondi, giubbotto nero coi bordi rossi, la ragazza lavora come impiegata nella fabbrica della “rossa” di Borgo Panigale da 7 anni. Stipendio base: 950 euro, «e sono laureata», aggiunge. La fiducia nel governo – questo come quelli che l’hanno preceduto – è scarsa: «Innanzitutto aspetto fine maggio per vedere se gli 80 euro ci sono davvero – chiude Samantha -. E se ci sono, li metto via: sono fortunata, non ho il mutuo».

Via Cavalieri Ducati s’intasa di macchine, in tanti indossano il casco e accendono moto e motorini, tutti hanno fretta: c’è la bambina da prelevare all’asilo, la spesa da fare, l’appuntamento da rispettare. Leo (33 anni) e Antonio (26) sono due addetti stagionali: lavorano 4-6 mesi l’anno, a seconda dei picchi produttivi. Non erano al corrente del possibile bonus, ma concordano: «Soldi in più fanno sempre comodo. Non ti cambiano la vita, ma è un aiuto». Ben più esperta Bruna Rossetti, delegata Fiom e impiegata da 26 anni in Ducati. Lei ha un reddito più alto dei 25mila euro lordi richiesti per il taglio Irpef, ma commenta: «È chiaro che sono soldi importanti per le spese, o anche per comprarsi qualcosa in più e rilanciare un po’ i consumi. Ma le coperture ci sono? Spero di sì, se no sono guai».

ALL’EX WEBER INTERESSATI 4 SU 5
Cambia lo scenario, ma la musica resta la stessa. Davanti ai cancelli della Magneti Marelli, all’ex Weber di via Timavo, gli operai che escono dal turno pomeridiano sono un’ottantina. Qui il taglio Irpef avrà «un impatto alto, più o meno quattro operai su cinque», spiega Massimo Monesi, delegato Fiom, ricordando la cancellazione del premio di produzione ormai da due anni. Massimo ha 35 anni, e da 15 lavora nella fabbrica del gruppo Fiat. «Avere soldi in più è sempre positivo, e 80 euro non sono pochi, non ci si arriva spesso, quando si rinnova il contratto – premette la tuta blu -. Solo che fidarsi è sempre più difficile, speriamo che non ci sia il trucco sotto…».

Sonia e Luca hanno una figlia, e lavorano entrambi alla Marelli: lei rientra sotto i 25mila euro lordi annui di reddito, lui no. «Abbiamo letto della cosa – fanno sapere -. Il costo della vita attuale è tale che 1000 euro in più all’anno non ti cambiano la vita…». Come dire: bene, ma non basta per il rilancio dei consumi. Marco, 45 anni, un veterano della Marelli, è molto positivo: «Io credo sia una misura di impatto, fanno molto comodo, ed è una decisa inversione di tendenza, e non mi ricordo provvedimenti simili nel recente passato». 

Marco confida in Renzi: «Sì, credo che possa cambiare concretamente le cose. Anche perché se fallisce lui ci resta solo il populismo…». Più tranchant un giovane operaio che sta per riprendere la sua auto in parcheggio: «Cosa ci faccio con mille euro in più all’anno? Ci pago le rate della macchina…». E sgomma via… Ultima tappa, la G.D., punta di diamante dal packaging e del gruppo Coesia di Isabella Seragnoli. Gli stipendi sono mediamente buoni, ma Fabrizio Torri, disegnatore meccanico e delegato Fiom-Cgil, calcola che, su circa 1.650 lavoratori complessivi, circa 800 rientrino nella platea interessata al bonus. «Mettere i soldi in tasca alle persone è sempre un buon inizio – considera Torri -, a patto che poi non si consideri chiusa così la questione lavoro».

Davanti alla macchinetta del caffé, i dipendenti ne hanno parlato molto in questi giorni: «Il governo deve mettere sul tavolo un’idea di sviluppo, una politica industriale. Per esempio, in tanti si sono chiesti perché non abbia ancora citato il nodo delle delocalizzazioni? Insomma, non ci si può accontentare…». Sandra Sandrolini, ha un part-time: «Mi farà piacere una busta più pesante – esordisce -, ma è chiaro che se poi aumentano la benzina e il nido siamo daccapo. Bisognerà vedere come viene portata avanti tutta la partita dei contratti e degli ammortizzatori. Poi potremo giudicare».

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