Basta remore: affrontiamo il tabù dell’eutanasia

Ripubblichiamo l’articolo del Sen. del Partito Democratico Luigi Manconi in cui illustra i nodi salienti della sua proposta di legge già depositata in Parlamento.

Sono passate poco più di ventiquattr’ore e, come si dice nei giornali (specie quelli online) il titolo è sceso molto. Ciò vuol dire che quell’argomento, nel nostro caso l’eutanasia, esploso con forza per un motivo particolare (nell’occasione, l’intervento del Capo dello Stato) già suscita meno interesse.

L’eutanasia, poi, è tematica che risulta da subito così incandescente che tutti si affrettano a mollarlo in men che non si dica, come se temessero di bruciarsi le dita. Il risultato è che nemmeno se ne discute con la necessaria serietà. E sebbene tutte le indagini demoscopiche più attendibili confermino che nell’opinione pubblica il consenso è ormai assai elevato, all’interno della classe politica l’argomento resta tabù. Di conseguenza, affrontarlo, quel tabù, è quanto mai urgente.

Il disegno di legge per la legalizzazione dell’eutanasia, presentato dai senatori Manconi, Lo Giudice e Palermo e dalla senatrice Pezzopane, costituisce, per ciò stesso, un’occasione da non perdere. Quel disegno di legge introduce un’esenzione di responsabilità penale per il personale medico e sanitario che provveda ai trattamenti eutanasici su “chiara e inequivoca” richiesta dell’interessato, debitamente informato “in ordine ai profili sanitari, etici e umani”. Può farne richiesta un soggetto maggiorenne, capace di intendere e di volere (salvo i casi di preventiva nomina di un fiduciario), la cui infermità è stata dichiarata inguaribile e la cui prognosi infausta sia inferiore ai diciotto mesi.

È necessario altresì che il paziente abbia preventivamente informato i parenti più stretti. Al medico va richiesto il pieno rispetto della dignità del paziente e la massima cura nell’evitare sofferenze fisiche nel corso del trattamento di eutanasia. A queste puntuali e qualificanti condizioni riteniamo possibile definire legislativamente una esimente di responsabilità – “non costituisce reato la condotta del medico o del personale sanitario consistente nella pratica di trattamenti eutanasici …” – per chi adotti misure attive di fine-vita e legalizzare la scelta di una “buona morte”.

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