“La democrazia plebiscitaria” – di Nadia Urbinati

Il brano è tratto dal nuovo saggio “Democrazia sfigurata. Il popolo tra opinione e verità”, pubblicato da Egea e in uscita il prossimo 27 marzo.

Quando si attua nella società di massa e si serve dei mass media, l’appello al popolo può favorire una trasformazione plebiscitaria della democrazia: «Il plebiscitarismo promette di ristabilire la nozione di Popolo come concetto significativo di identità collettiva nella politica contemporanea» e fa ciò rendendolo, nella sua capacità collettiva, «uno spettatore di massa delle élite politiche».

Ma quando i leader si rivolgono direttamente al popolo radicalizzano i problemi e rendono più difficile la mediazione e il compromesso tra i partiti; ciò rende il terreno della politica naturalmente fertile all’attivismo dei leader, non necessariamente a quello del popolo. «Certamente, quando la rappresentazione del parlamento collassa e non trova più sostenitori, il processo plebiscitario è più forte» e la democrazia può divenire una richiesta di legittimazione via audience, al di sopra delle istituzioni della rappresentanza.

Il mito mai sfatato della democrazia come unanimità o unità di volere popolare più profonda di quella ottenuta dall’aggregazione aritmetica dei voti conferisce alla politica plebiscitaria l’aura di una democrazia più piena e più sincera.

Essere sotto gli occhi della gente è un’ideale plebiscitario che mira a sostituire la responsabilità ottenuta per via procedurale e istituzionale con la popolarità; l’esito consiste nel conferire un nuovo significato e una nuova conformazione alla sfera pubblica e una funzione per lo più teatrale ed estetica all’audience.

La democrazia plebiscitaria nello stile dell’audience è, sotto tutti gli aspetti, una democrazia post-rappresentativa. Essa infatti depotenzia il mito della partecipazione (cioè, la cittadinanza come autonomia) ed esalta al contrario il ruolo dei mass media come un fattore extra-costituzionale di sorveglianza (perfino più efficace dei controlli costituzionali). Mette fine all’idea della politica come un mix di decisione e giudizio e traduce la politica in un lavoro di partecipazione visiva da parte di un pubblico per il quale l’unica importante questione è quella della qualità della comunicazione tra il governo e i cittadini, ovvero di che cosa il popolo sa della vita dei politici.

Mentre il populismo è stato nei decenni oggetto di una ricca analisi, con la fine dei regimi totalitari il plebiscitarismo ha perso attrattiva tra gli studiosi di politica. Ultimamente le cose sono in qualche modo cambiate. Negli Stati Uniti la teoria politica sta assistendo a un ritorno d’interesse e a una vera e propria simpatia per la democrazia plebiscitaria come risultato di un’inclinazione a pensare che il responso dei media generi una limitazione del potere politico che è più democratica di quella consentita al meccanismo istituzionale.

La democrazia plebiscitaria è, come il populismo, un possibile esito che la democrazia rappresentativa incuba e i mass media facilitano. La democrazia dell’audience è la forma plebiscitaria nell’epoca della comunicazione di massa.

Contrariamente alla democrazia impolitica ed epistemica, essa non cerca di sostituire l’opinione con la verità; e contrariamente al populismo, essa non appanna la diarchia democratica identificando l’opinione egemonica con l’autorità legittima. Il plebiscito dell’audience accetta la struttura diarchica della democrazia rappresentativa ed è pronto ad avallare una lettura schumpeteriana delle procedure democratiche come metodo di selezione dei leader, epperò reinterpreta il ruolo dell’opinione in modo che delle sue tre funzioni – cognitiva, politica, estetica – l’ultima viene ad avere un peso dilatato.

La complessità della funzione dell’opinione riguarda cioè la produzione e diffusione dell’informazione, la formazione dei giudizi politici, e l’esposizione pubblica delle azioni dei leader. È al bilanciamento di queste funzioni che dobbiamo prestare attenzione per comprendere i cambiamenti in corso nella democrazia contemporanea.

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