Generazione Erasmus per cambiare passo

Il commento di Mario Cappa su Europa Quotidiano. Che ne pensate?

Tra due mesi le elezioni europee stabiliranno se il progetto degli Stati Uniti d’Europa rappresenti una mera utopia o un sogno che possa davvero realizzarsi. La contrapposizione sarà forte ed aspra: da una parte gli euroscettici che da Atene a Budapest passando per i Fiordi e la Manica formeranno un coro di nazionalismi ed egoismi più disparati, un’accozzaglia di stonati slogan populistici. Dall’altra i sinceri europeisti i quali punteranno a rafforzare il percorso di integrazione europea determinando un avanzamento ulteriore rispetto ai traguardi di Lisbona.

È evidente che c’è un problema di legittimazione delle istituzioni europee: “perché dobbiamo farci governare dai burocrati di Bruxelles?” gridano in molti. Un tema, quello della legittimazione, che attanaglia anche le leadership cinesi, americane e del mondo arabo (dopo il lascito contraddittorio delle rivolte del 2011). La questione si sviluppa nell’Ue su due binari: il principio “una nazione un voto” che trova attuazione nel Consiglio e il principio “una persona un voto” nell’Europarlamento. In base a questo schema, le elezioni del 25 maggio saranno fondamentali per stabilire quanto forte, democratico ed efficace sarà il parlamento, portavoce diretto dei cittadini europei.

Per competere in questa sfida che si articolerà su 28 stati membri, occorre superare le visioni di parte e dar vita ad un unico campo progressista europeo. Sto con Matteo Renzi quando spiega nel brillante commento a Destra e Sinistra di Bobbio, riedito in questi giorni, che il Partito democratico è la “sinistra”: un laboratorio in trasformazione. Una frontiera, non un museo. Curiosità, non nostalgia. Coraggio, non paura. Innovazione, non conservazione. Con questa ispirazione alta e con la voglia di un reale cambiamento anche in Europa, non v’è dubbio che la nostra dimensione è dunque nella famiglia dei Socialisti e Democratici europei, ragion per cui mi sono dimesso nei giorni scorsi dalla guida dei Giovani del Pde.

Nel volgere lo sguardo all’Europa che verrà, la narrazione che ci ha condotti fin qui – pace dopo la seconda guerra mondiale e riunificazione dopo la caduta del Muro – richiama adesso all’obiettivo successivo di prosperità e sicurezza da raggiungere affrontando i nostri competitor globali. Non basterà attrezzarsi al solo livello nazionale per vincere una sfida contro i giganti d’Asia, i cammelli arabi e le locomotive americane, occorre invece una forte e coesa azione europea. Non basterà una politica estera frammentata per risolvere con una voce sola crisi come quella in Crimea. Ma non si può declinare il futuro così ambizioso con i personaggi del passato. L’Ue del 2030 procederà più facilmente verso gli Stati Uniti d’Europa se a guidare quelle istituzioni ci sarà la Generazione Erasmus.

Solo chi ha vissuto a contatto con i propri coetanei nelle mille piazze universitarie d’Europa, solo chi si è innamorato, solo chi ha ampliato conoscenze accademiche e linguistiche, solo chi ha aperto la propria mente con un esperienza di vita fondamentale, solo chi ha capito che non vi è più confine nazionale che regga ma solo energie che si uniscono nel sogno europeista di Altiero Spinelli, potrà far cambiare passo all’Europa.

Pertanto, se davvero si vuole dare un volto nuovo al vecchio continente facendo alzare dalla panchina la Generazione Erasmus, se il futuro dell’Europa è nostro, allora noi siamo pronti.

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