Il Front è popolare

Il commento di Guido Caldiron su Europa Quotidiano. Siete d’accordo?

Un perdente, François Hollande e il governo della gauche guidato da Jean-Marc Ayrault. Un vincitore, il Front National di Marine Le Pen. E, tra i due litiganti, una destra repubblicana, quella dell’Ump, che per quanto indebolita esce in piedi dalla urne.
Se a questo si aggiunge un tasso di astensione che ha sfiorato il 40 per cento, il quadro che emerge dal primo turno delle elezioni amministrative francesi è pressoché completo. Mancano i dettagli che però, in questo caso, possono riservare altre sgradevoli sorprese.

Perché il “voto sanzione” che sembra aver bocciato soprattutto l’operato dell’Eliseo, e in subordine quello dell’esecutivo, una flessione media nazionale tra i 7 e i 10 punti per il Ps – le città in cui l’onda nera di Le Pen ha straripato sono quelle in cui la disoccupazione sfiora il 25 per cento, malgrado le ripetute promesse del presidente di far abbassare questa percentuale – , ha assunto tali proporzioni da non risparmiare niente e nessuno, e che gettano luci inquietanti sul voto per le Europee, non solo francesi, anche se si deve stare attenti a stabilire paralleli con l’Italia, o tra il Front National e il Movimento 5 Stelle.

La catastrofe si è sfiorata perfino a Parigi dove, anziché la candidata socialista Anne Hidalgo, in testa, anche se per un pugno di voti, è arrivata l’ex portavoce di Sarkozy Nathalie Kosciousko-Morizet. Un brutto scivolone ma a cui si è già posto rimedio blindando per il secondo turno l’alleanza con i Verdi, radicati nella capitale.

Niente da fare invece per Marsiglia, dove lo scrutinio più atteso si è trasformato in un autentico incubo per i socialisti. Non solo Patrick Menucci è sconfitto con più di 15 punti di distacco dal padre-padrone della destra locale, Jean-Claude Gaudin, ma riesce nell’impresa di farsi superare anche dal candidato del Front National Stéphane Ravier che raccoglie poco meno di un quarto dei voti espressi, segnalando come il partito xenofobo ed euroscettico, già largamente presente nei piccoli centri, sia ormai in grado di sedurre anche l’elettorato metropolitano.

Del resto, il successo del partito di Marine Le Pen descrive prima di tutto proprio questo: il diffondersi e il “banalizzarsi” del consenso per l’ultradestra.
I candidati del Fn e del Rassemblement Bleu Marine si affermano nella ex zona mineraria e “rossa”, del Pas de Calais, a Hénin-Beaumont il responsabile della campagna presidenziale di Le Pen Steve Briois passa al primo turno con oltre il 50 per cento dei consensi, ma arrivano in testa anche ad Avignone, Perpignan, Béziers, Fréjus, oltre che in un mezza dozzina di piccoli comuni del sud-ovest come del nord-est del paese. Ma, soprattutto, volano quasi ovunque oltre la soglia del 10 per cento, restando in corsa per il ballottaggio in ben 229 città, tra cui Strasburgo, Lille, Lione, Mulhouse, Saint-Etienne, Tourcoing, Nîmes, Reims.

Di fonte a questa avanzata minacciosa, l’Ump di Jean-François Copé passa quasi indenne dagli scandali che l’hanno colpita, perde qualche punto ma appare stabile a fronte del forte arretramento della gauche, cui strappa perfino una ventina di centri minori. Copé ha già fatto sapere che non risponderà all’appello del “fronte repubblicano” evocato da Ayrault, attestandosi sulla linea del “né con il Ps, né con il Fn” inaugurata qualche anno fa da Sarkozy.

Il problema è che, localmente, tutto ciò può produrre accordi sottobanco tra i candidati conservatori e quelli lepenisti o scambi di favori anche in vista delle europee.
Con il risultato che, per questa via, la vittoria momentanea del centrodestra su Hollande, potrebbe trasformarsi in prospettiva in un nuovo assist proprio per Marine Le Pen che, dal canto suo, ha fatto sapere di non aver fretta, convinta com’è dell’ineluttabilità della sua “rivoluzione”.
Decisamente un orizzonte nero.

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