#416ter, un po’ di chiarezza contro la disinformazione seriale

In queste ore il Senato sta esaminando il testo finale delle modifiche all’articolo 416 ter del codice penale sul voto di scambio politico-mafioso. Vista l’importanza del tema trattato e il processo di disinformazione seriale messo in moto da partiti, movimenti e organi d’informazione sempre e comunque preconcettualmente opposti a qualsivoglia tipo di legge proposta dal Partito Democratico, pubblichiamo una breve serie di risposte (tratte in particolare dagli interventi di Davide Mattiello, relatore del testo alla Camera) sulla riforma del voto di scambio.

Che cosa cambia con la riforma del 416-ter?

L’art. 416-ter che prevede attualmente lo scambio elettorale politico mafioso esige che sia provato l’ effettivo scambio voti-danaro. Questa disposizione – che prevede la stessa pena dell’art. 416- bis, cioè l’associazione di tipo mafioso (punita da 7 a 12 anni) – era rimasta inattuata, perché purtroppo è praticamente impossibile provare l’effettivo scambio tra voti procacciati dal mafioso e il danaro consegnato dal politico. La formulazione che va al voto del Senato prevede invece lo scambio di promesse di voti a fronte di danaro o altra utilità, una specificazione solo apparentemente di poco conto ma in realtà importantissima per l’applicabilità della legge.

Voto di scambio politico-mafioso: Grillo dice che il PD dimezza le pene. E’ vero?

Il MoVimento 5 Stelle pone l’accento sulla formulazione dello scorso gennaio e sulla pena, che sarebbe diminuita.
La questione è importantissima e centrale: nell’ordinamento penale italiano (ma questo principio è riscontrabile anche nella giurisprudenza di tanti altri Paesi) non si può punire alla stessa maniera un fatto compiuto e l’accordo per compierlo. Insomma, nel diritto penale il reato commesso non è mai punito come il reato tentato o promesso. Ecco perché la Camera ha modificato le pene, in modo da evitare che la Corte costituzionale possa – un domani – dichiarare illegittima la nuova formulazione del 416-ter, invalidando tutte le sentenze emesse fino a quel momento.

Cosa pensano di questa riforma i magistrati impegnati in prima linea nella lotta alle mafie e continuamente minacciati dalla criminalità organizzata?

Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto di Reggio Calabria,  ha riconosciuto che nella nuova formulazione approvata dalla Camera e ora in lettura al Senato la norma è migliorata. Questo perché il legislatore quando maneggia la materia penale deve preoccuparsi di fornire ai magistrati una norma efficace: una norma capace di descrivere precisamente la condotta che si vuole sanzionare, nella maniera più aderente alla realtà. Questa caratteristica è allo stesso tempo garanzia per il cittadino. Sulle pene Gratteri dice ciò che anche Libera ha auspicato e cioè che ci sia un ripensamento sistematico al rialzo di tutte le pene previste per le condotte mafiose, a cominciare dal 416 bis, senza la cui riforma è impossibile incidere concretamente anche sullo scambio politico-mafioso. 

Con le pene tra i 4 e i 10 anni non scatta l’interdizione dai pubblici uffici!

Attenzione! L’interdizione perpetua dai pubblici uffici (art. 28 codice penale) scatta quando c’è una condanna in concreto alla reclusione non inferiore a 5 anni: non c’entra che il reato sia punito o meno in astratto con una pena minima edittale a 5 anni di reclusione. Quindi l’intervallo 4-10 anni non impedisce l’interdizione perpetua dai pubblici uffici: è responsabilità e autonomia del giudice del singolo procedimento condannare in concreto a 5 o più anni di reclusione (fino a 10), così da far scattare l’interdizione perpetua. Ricordiamo, inoltre, che con la legge Severino scatta l’incandidabilità e l’ineleggibilità della durata di 6 anni per tutti i politici condannati ad almeno 4 anni: un caso? Forse no, ma questo il MoVimento 5 stelle non lo dice. Brutta cosa l’amnesia.

L’ostruzionismo del M5S ha migliorato la norma.

Falso. «L’ostruzionismo del M5S al ddl che riforma l’articolo 416 ter del codice penale, di fatto, e’ un favore alla mafia e ai politici corrotti. I grillini su questo tema hanno davvero perso la bussola in cambio di un po’ di propaganda»: lo ha affermato il deputato PD Davide Mattiello, relatore alla Camera del provvedimento contestato dal M5S. Grazie a un emendamento approvato alla Camera, il testo entrerà in vigore subito dopo l’approvazione definitiva del testo e non nei successivi 15 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, come invece accade normalmente a tutte le leggi. Si tratta di un punto importante: stante l’imminente campagna elettorale per le Europee e per gli Enti locali è necessario approvare la norma quanto prima. Allora chi aiuta i mafiosi e i politici corrotti? Chi accelera  il via libera ad una norma giudicata «equilibrata» dal neo presidente dell’Authority anticorruzione Raffaele Cantone, oppure chi sta facendo di tutto per rinviarla?

A proposito di antimafia, quali sono le opinioni sul nuovo 416-ter del Procuratore Nazionale?

«Il rischio di infiltrazioni delle cosche nelle liste c’è sempre. E si tratta di infiltrazioni senza confini, perché le mafie hanno colonizzato il centro-nord, e’ difficile individuare le aree non a rischio: tra poco il Parlamento approverà in via definitiva la nuova legge sul voto di scambio e sarà pienamente utilizzabile mentre la vecchia norma, del ’92, non e’ mai stata utilizzata pienamente. Con la nuova legge si trova un punto di equilibrio tra efficienza e garanzie». Queste sono le parole di Franco Roberti.

Il M5S sostiene che le pene sono state abbassate anche ai mafiosi!
Nulla di più falso! E’ vero il contrario: il nuovo 416-ter prevede, come assoluta novità,  il comma 2 che colpisce come “reato-scopo” il comportamento del mafioso che si accorda col politico. La pena prevista (4-10 anni) si va ad accumulare alla pena comminata al mafioso, in quanto mafioso, e resta di 7-12 anni, secondo il dettato del 416 bis.


[fonti: ANSA – AGI]

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5 pensieri su “#416ter, un po’ di chiarezza contro la disinformazione seriale

  1. Attenzione! L’interdizione perpetua dai pubblici uffici (art. 28 codice penale) scatta quando c’è una condanna in concreto alla reclusione non inferiore a 5 anni: non c’entra che il reato sia punito o meno in astratto con una pena minima edittale a 5 anni di reclusione. Quindi l’intervallo 4-10 anni non impedisce l’interdizione perpetua dai pubblici uffici: è responsabilità e autonomia del giudice del singolo procedimento condannare in concreto a 5 o più anni di reclusione (fino a 10), così da far scattare l’interdizione perpetua. Ricordiamo, inoltre, che con la legge Severino scatta l’incandidabilità e l’ineleggibilità della durata di 6 anni per tutti i politici condannati ad almeno 4 anni: un caso? Forse no, ma questo il MoVimento 5 stelle non lo dice. Brutta cosa l’amnesia.

    Vediamo di fare chiarezza.

    Il M5S afferma che con l’attuale formulazione l’articolo non garantisce più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ vero? , come affermato nella stessa parte di testo che ho citato su: se serve la discrezionalità del giudice per assegnare l’interdizione perpetua, vuol dire che non c’è più la garanzia che ciò avvenga.

    La precedente formulazione del 416ter la garantiva? Ancora una volta, la risposta è , ed anche questo è affermato nel testo che ho citato su: una condanna minima di 7 anni è certamente maggiore dei 5 richiesti affinché scatti l’interdizione perpetua, ed essendo minima non è soggetta alla discrezionalità del giudice.

    Quindi, grazie per aver dimostrato che il M5S ha ragione.

    • Attenzione! Qui sta il problema: la precedente formulazione (con le pene da 7 a 12 anni) garantiva la possibilità, da parte della Magistratura, di condannare il politico anche all’interdizione? No, purtroppo. Questo perché la norma, prima dell’altro giorno, era di fatto inutilizzabile. Quindi il M5S ha ragione? Beh, se la ragione sta nella capacità di utilizzo del politichese come metodo comunicativo, allora sì. Se invece ciò che vogliamo avere è una norma fin da subito applicabile e che comprenda tutti i possibili casi di scambio politico-mafioso (qui sta l’importanza del termine “altre utilità” nel nuovo 416-ter), allora scopriamo che le accuse del M5S (che pure aveva votato in Commissione esattamente il testo finale, con le pene 4-10 anni) sono tecnicamente infondate e irrispettose dei cittadini che confidano in loro.

      – gg –

      • la norma, prima dell’altro giorno, era di fatto inutilizzabile

        Inutilizzabile non certo per l’entità delle pene, ma per altro per cui il M5S stesso si è battuto, come si evince dalla dichiarazione di voto di Salvatore Micillo il giorno stesso in cui il testo è stato licenziato la prima volta alla Camera.

        Quindi il M5S ha ragione? Beh, se la ragione sta nella capacità di utilizzo del politichese come metodo comunicativo, allora sì.

        Un politichese al quale sto rispondendo. Mischiare “l’altra utilità” con l’entità della pena è fuorviante. Eravamo a commentare l’entità della pena, e su quello si dovrebbe restare.

        • Sulle motivazioni che hanno condotto il Partito Democratico alla riformulazione dell’entità delle pene ci siamo già soffermati nel post principale: diversi magistrati e giuristi, di certo non accusabili di avere interessi in comune con le mafie, hanno fatto notare come rendere identiche le pene per un reato commesso (associazione mafiosa) e uno “solo” promesso (scambio politico-mafioso, il 416-ter appunto) fosse un principio facilmente impugnabile davanti alla Corte Costituzionale. Meglio avere pene sulla carta più alte e inapplicabili o avere pene un po’ più basse e applicabili fin da subito, anche nella campagna elettorale in corso per le amministrative? Detto questo è chiaro – e lo abbiamo sottolineato – che occorre quanto prima una revisione complessiva del sistema delle pene non solo attinenti all’associazione mafiosa, ma anche all’impianto complessivo delle condotte sanzionate dal codice penale, il cui corpus fondamentale risale a molti decenni fa.

          – gg –

      • Il post l’ho letto, ed ho risposto ad una precisa parte di esso, quella in cui cioè si discute della possibilità o meno di garantire che venga comminata la pena accessioria dell’interdizione dai pubblici uffici.

        Ribadisco: no, ora non è garantito e sì, prima era garantito. Quest’è, l’avete scritto stesso voi.

        Poi, nel merito delle motivazioni che hanno fatto abbassare la pena, possiamo discutere quanto se ne vuole. Ferdinando Imposimato è sufficientemente contro le mafie ed autorevole, secondo voi? Perché la sua opinione è che non solo che abbassando le pene si fa un favore alle mafie, ma addirittura si rende l’articolo incostituzionale. Sì, leggere per constatare: https://www.facebook.com/FImposimato/posts/10151977523666750

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