Guerini: «Riforme e lavoro, ora non sono più possibili tatticismi»

L’intervista de l’Unità a Lorenzo Guerini, vicesegretario del Partito Democratico 

«Siamo un partito di sinistra che si pone la sfida del governo e viene per questo premiato dal voto».

Anche per lei in misura inaspettata?

«Girando per l’Italia ho trovato un partito che grazie a Renzi e al governo aveva rialzato la testa, orgogliosamente. Mi aspettavo un bel risultato, invece è stato straordinario».

C’è chi lo considera storico.

«A ragione, perché è la prima volta che una forza di sinistra sta sopra il 40%, percentuale sconosciuta in Italia a quasi tutti i partiti dal dopoguerra a oggi. Ma per il Pd c`è anche un dato in più».

Quale?

«Che siamo il primo partito in tutte le province italiane. Siamo un partito nazionale e superiamo la tradizionale caratterizzazione di partito forte al centro e debole al nord e sud. E l’identità del nostro elettorato è varia sia dal punto di vista anagrafico che professionale. Tutti dati confermati dalle amministrative».

In che senso?

«Non è mica un caso se riconquistiamo realtà che erano governate dal centrodestra. Prima la Sardegna, e pochi ci credevano, ora l’Abruzzo e il Piemonte che spezza il cordone leghista nel Nord. E poi i comuni dove o vinciamo al primo turno o si va al ballottaggio in posizioni che ci fanno ben sperare».

Effetto Renzi?

«C’è la conferma della bontà del progetto messo in campo da Renzi e un riconoscimento al lavoro fatto dal governo e dal partito a sostegno delle riforme proposte dal premier. Sono stati premiati questi 80 giorni di governo Renzi col pressante invito ad andare avanti».

Lei che viene da quella esperienza vede nel Pd la nuova Dc?

«Per niente. Siamo in un mondo completamente diverso. Il Pd sta lavorando faticosamente per costruire un sistema dell’alternanza. Io semmai vedo il Pd come finalmente quel partito di sinistra che si assume la sfida del governo e che così è percepito e premiato dai cittadini. Ci hanno votato perché siamo nello stesso momento motore del cambiamento e garanzia che non ci sarà alcun salto nel buio».

41% e oltre 11 milioni di voti sono una bella responsabilità. Che fare per non deludere?

«Andare avanti senza indugi sulle riforme. Ora basta coi tatticismi. Il voto ci dice “avanti, correte” sulla legge elettorale, sulla fine del bicameralismo perfetto, sul Titolo V, sulla riforma della PA, e soprattutto sulle riforme per la crescita e il lavoro».

Su legge elettorale e riforma costituzionale Forza Italia che farà?

«Penso che confermerà il patto del Nazareno perché fare le riforme è anche nel suo interesse. E questo mi confermano i contatti avuti in queste ore. Non si sfileranno. Arriveremo in fondo all’Italicum e al Senato delle Autonomie».

Prima di settembre?

«Ci sono le condizioni per poterlo fare».

Magari bussando alla porta dei 5Stelle?

«Le riforme istituzionali devono riguardare tutti e io spero che escano dall’isolamento, che il segnale del 25 maggio li aiuti a scongelarsi. Spero abbiano capito che è inutile stare in Parlamento per dire solo no e quindi se saranno disponibili a sedersi al tavolo delle riforme ne prenderemo atto con piacere».

Altrimenti?

«Ce ne faremo una ragione e andremo avanti»

E adesso che Pd serve?

«C`è da rafforzarlo sul territorio, alcuni nodi ancora vanno sciolti, però girando per l`Italia ho visto un partito che s`è mosso coralmente dietro la guida di Renzi, che ha creduto nel messaggio di cambiamento che il premier ha lanciato agli elettori. Nei circoli, fra i militanti c`è un Pd migliore di come viene raccontato. Tante persone, anche non iscritte, parecchi giovani che hanno riscoperto l`orgoglio di essere democratici. Renzi ha fatto sì che il Pd tornasse a girare a testa alta».

Stupito che Fassina parli di Renzi come «valore aggiunto»?

«Basta polemiche. Lo dico da tempo che il congresso è finito. Quella di Fassina è una constatazione su cui concordo».

Si va verso una gestione unitaria del partito?

«Penso di sì. Giovedì c`è la direzione poi il 14 giugno l`Assemblea e decideremo. Non ci sono ferite da sanare e per noi è positivo che la minoranza interna abbiano chiesto di entrare nel governo del partito. Da parte della maggioranza c`è disponibilità e interesse che ciò avvenga».

Conferma che la presidenza del Pd andrà alla minoranza?

«Sì, non per contratto o per statuto, ma perché è una scelta politica che già aveva fatto Renzi e che dentro un clima di collaborazione confermiamo».

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