«Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai»

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Oggi è il 30 maggio 2014. Proprio novant’anni fa, il 30 maggio 1924, Giacomo Matteotti, deputato socialista nato nel 1885 in provincia di Rovigo, pronuncia uno dei più importanti discorsi parlamentari della nostra storia. La denuncia netta e impavida dei brogli elettorali nelle elezioni del 6 aprile 1924 costituisce un esempio di libertà, di onestà, di rifiuto dell’indifferenza e dell’obbedienza al potere: un esempio di lungimiranza democratica. 

Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse.

E’ questa una delle prime accuse lanciate da Matteotti contro la violenza eversiva del governo fascista, già pienamente appropriatosi del potere e degli apparati burocratici dopo il colpo di Stato fascista operato con la marcia su Roma del 28 ottobre 1922.

La bara ai funerali di Giacomo Matteotti, Fratta Polesine 12-8-1924

La bara ai funerali di Giacomo Matteotti, Fratta Polesine 12-8-1924


In un’Aula parlamentare composta prevalentemente da fascisti e nazionalisti, Matteotti è costretto a subire in prima persona l’arroganza non solamente dei gerarchi del Partito Nazionale Fascista (il PNF) ma anche di chi, come il Presidente dell’Aula Alfredo Rocco, avrebbe dovuto garantire a tutti i parlamentari il diritto alla libertà di parola.

Quello del 30 maggio fu l’ultimo discorso parlamentare di Giacomo Matteotti, assassinato dalle milizie fasciste il 10 giugno, qualche giorno dopo. Un socialista vero, autentico. Un uomo con ideali alti, limpidi, estranei alle logiche del fanatismo. Quel fanatismo nero che deturpò l’Italia per vent’anni e che mai possiamo considerare del tutto sconfitto.

Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti: i nostri furono impediti dalla violenza […]

C’è un solo modo per far sì che quel fanatismo, quella violenza, quell’ignoranza possa essere debellata: la cultura. La lezione implicita che Giacomo Matteotti e tutte le antifasciste e gli antifascisti perseguitati, torturati, assassinati in quegli anni consegnano ai giovani è una sola: la cultura porta libertà, porta giustizia, porta democrazia. Per questo abbiamo il dovere di studiare, di imparare, di conoscere, di capire: perchè ciò che Giacomo, Teresa, Antonio, Carlo, Rita, Emilio e tantissimi altri patrioti hanno subito non debba essere vissuto e subito da noi e da chi verrà dopo di noi.  

Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno (rumori da destra) … per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza. […] Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità […]

Una lezione di dignità, di libertà, di politica. Una lezione che ogni cittadino, ogni giovane, ogni democratico può e deve fare propria.
Questo significa per noi fare politica: credere in un ideale, viverlo ogni giorno con la stessa passione, la stessa onestà, la stessa determinazione – e forse anche un po’ di più – del primo giorno. 

Giovani Democratici di Novara

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