30 anni fa moriva Enrico Berlinguer, noi lo ricordiamo così

Esistono donne e uomini che ci hanno insegnato tanto. Donne e uomini che, pur essendo morti anni prima della nostra nascita, ci hanno lasciato un’eredità al tempo stesso ideale e concreta. Ideale, perché un mondo privo di ideali, di sogni e di passioni non sarebbe degno di essere definito tale. E al tempo stesso un’eredità concreta: un bagaglio di esempi, di onestà, di servizio politico, di lotta per i più deboli, di difesa della pace, dell’eguaglianza, della libertà e della giustizia sociale.

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Enrico Berlinguer durante un comizio elettorale

Uno di questi uomini si chiama Enrico Berlinguer. Enrico è morto a Padova l’11 giugno del 1984, esattamente 30 anni fa. Segretario del PCI dal 1972, Berlinguer è stato l’ideatore di un’altra idea di politica, di confronto, di dibattito. Il compromesso storico, un progetto tanto ambizioso quanto lungimirante, nacque nel 1973 all’indomani del colpo di Stato reazionario in Cile contro il legittimo governo del socialista Salvador Allende.

Berlinguer fece una scelta: decise di mettere da parte i singoli interessi della propria parte politica per porre se stesso e il suo partito al servizio della democrazia, della Repubblica e della necessità di unione di tutte le forze costituzionali contro i rischi di destabilizzazione e di demolizione della libertà da così pochi decenni riconquistata.

Come è stato detto, a un certo punto Berlinguer rappresentò una speranza collettiva, un progetto di cambiamento. E anche quando una speranza non si concretizza, o non si concretizza del tutto, il fatto stesso di rappresentare una speranza politica collettiva è la cosa più bella che possa capitare a un politico; seconda solo al realizzarla.

Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.

Abbiamo il diritto e dovere politico di porre sempre al centro la questione morale: ogni affarista, ogni corrotto, ogni ladro che utilizzi la politica per agire indisturbato deve renderci più determinati ad andare avanti, a impegnarci per cambiare le cose, a fare politica non per interesse personale ma per passione ideale. Politica significa, allora, essere liberi: liberi dagli affarismi e dai condizionamenti, liberi dalla paura e liberi di pensare, condividere, criticare.berlinguer-3

La politica non è una cosa sporca, brutta, ignobile. La politica è il più grande strumento nelle nostre mani per poter migliorare il mondo. E farlo con civiltà, con mite radicalità, con la convinzione di non avere la verità in tasca è forse solo uno degli insegnamenti di uomini come Berlinguer.

Io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare anatemi: gli anatemi sono espressioni di fanatismo e v’è troppo fanatismo nel mondo.

Tornando, con il pensiero, su quel palco di Padova, Berlinguer consegna – con le sue ultime parole – nelle mani di tutti noi il senso della politica e della bellezza dell’impegno politico quotidiano:

Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo: è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà.

Giovani Democratici di Novara

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