Nigel Farage, il segreto del successo della nuova destra

«Lo Ukip ha mandato un messaggio molto semplice agli elettori: votandoci potrete dire no all’immigrazione, no a Westminster, no all’Unione europea. Questo perché il partito di Farage ha conosciuto una progressiva evoluzione da semplice gruppo di pressione anti-europeo a vera e propria forza politica della destra radicale in grado non soltanto di raccogliere i consensi del ceto medio conservatore deluso da Cameron, ma sempre più spesso anche di tutti coloro che considerano di essere stati “lasciati indietro”, dimenticati dalla politica e dalle istituzioni. Soprattutto settori della working class bianca tradizionalmente legati al Labour».

Voti conservatori in libera uscita? Un partito di «tory in esilio»? Euroscettici, punto e basta? Tutt’altro: per molti aspetti, il nuovo volto dell’estrema destra. Robert Ford e Matthew Goodwin – politologi britannici, tra i maggiori esperti sulle nuove destre – hanno smontato molti dei luoghi comuni che fin qui sono circolati su quella che alle recenti elezioni europee è diventata la prima forza politica del Regno Unito, l’Ukip, e il suo leader, Nigel Farage.

Attraverso un lavoro minuzioso, fondato su una documentazione sterminata e su una serie di interviste a dirigenti e semplici attivisti del partito (Farage compreso), Ford e Goodwin hanno passato al setaccio l’evoluzione politica dell’Ukip, il suo radicamento sociale, geografico e generazionale, i temi scelti per le campagne elettorali, il profilo degli aderenti e degli elettori, oltre alla loro appartenenza politica di partenza.

ukip_cloudIl risultato è che, nel prendere forma della Revolt on the Right che dà il titolo al loro saggio, un elemento sembra acquistare un valore centrale, capace di federare tra loro atteggiamenti e identità politiche diverse, come il rifiuto dell’immigrazione, l’euroscetticismo, le preoccupazioni quanto alla perdita dell’identità britannica o alla crisi della famiglia tradizionale: lo sviluppo (anche) oltre-Manica di un diffuso sentimento anti-establishment.

«Gli slogan dello Ukip – spiegano infatti Ford e Goodwin – si rivolgono principalmente a quei settori della società britannica che non si sentono rappresentati. Si tratta di persone che vivono nei piccoli centri, lontano dalle metropoli e soprattutto da Londra e che hanno, in media, un basso livello di istruzione.

Votano contro l’immigrazione pur non vivendo nelle zone dove la presenza degli immigrati è più forte, perché identificano con questo fenomeno la loro perdita di status o di ruolo all’interno della società britannica. Per queste persone, l’establishment non è incarnato soltanto dai “potenti” – in questo caso l’Unione europea –, ma da quella stessa classe media, urbana e istruita, che è diventata il cuore della contesa elettorale tra i conservatori e i laburisti».

È questo, per molti aspetti, il tratto che accomuna gli ex elettori conservatori preoccupati delle trasformazioni del paese – e, ad esempio, dal sì di David Cameron ai matrimoni gay – e gli ex operai laburisti che si sentono minacciati dal peso crescente dei lavoratori di origine straniera. Sono questi «maschi bianchi, spesso non più giovanissimi, lavoratori o pensionati che vivono soprattutto nelle aree industriali o ex industriali del nord del paese, o nelle piccole città di provincia dell’Inghilterra centrale», che danno corpo alla rivolta nel nome del risentimento guidata dall’Ukip. Tutt’altro che un epifenomeno, scommettono Ford e Goodwin, destinato a pesare non poco nella politica britannica dei prossimi anni.

[fonte: Europa Quotidiano – di Guido Caldiron]

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