Pd-M5S, passi avanti su preferenze e doppio turno

L’articolo di Francesco Maesano su Europa Quotidiano: una sintesi del secondo incontro PD-M5S sulle riforme istituzionali. Qual è la vostra opinione in merito?

Al netto della tensione e della diffidenza reciproca, delle frecciatine al veleno e di qualche zuffa dialettica su argomenti laterali, il punto politico c’è. Un tavolo che sembrava poco più di una mossa mediatica dei Cinquestelle per uscire dall’angolo, accettato dal Pd solo per tenere fede all’impegno di parlare della riforma elettorale con tutti, si è trasformato in una piattaforma di dialogo operativo.

pd-m5s luglio

Un’immagine dell’incontro PD – M5S del 17 luglio

Di Maio si è presentato al tavolo con cinque punti. Le preferenze, il no alla presenza dei condannati in parlamento e alla candidature plurime, il doppio turno di lista e l’assenza delle soglie di sbarramento. Renzi, arrivato un po’ a sorpresa, sulle prime ha lasciato la parola a Moretti e Serracchiani, poi ha preso in mano il filo del discorso è ha iniziato la spunta. Ok a una norma per il “parlamento pulito” e allo stop alla presenza in più collegi dello stesso candidato.

Sul doppio turno Renzi ha raccolto l’apertura dei Cinquestelle e ha rimandato al dialogo con le altre forze politiche che sostengono l’Italicum per la proposta avanzata da Di Maio di renderlo di lista e non di coalizione. «Non piacerà ai piccoli partiti», ha spiegato Renzi. Collegato a questo c’è il tema delle soglie. Il M5S le vuole eliminare, per dare diritto di tribuna alle formazioni minori. Il sottosegretario Gianclaudio Bressa, all’incontro in veste di esperto di legge elettorale, ha spiegato che in Europa non c’è una legge elettorale che non le preveda e su questo il Pd intende tenere il punto.

Il tema delle preferenze, vero bersaglio politico al quale mira il M5S, è quello che più ha scaldato la riunione. Renzi ha spiegato di essere favorevole alla loro reintroduzione ma ha chiarito che anche su questo punto dovrà sentire gli alleati sulla riforma della legge elettorale. Sul punto vige il niet di Silvio Berlusconi e occorrerà capire se e quanto il leader di Forza Italia e disposto a concedere.

La riforma del Senato, da pochi giorni approdata a Palazzo Madama, sembrava restare sullo sfondo. È stato Renzi a introdurla nel dibattito, subito stoppato da Di Maio che ha voluto chiarire che per lui e per il Movimento si tratta di tavoli differenti. Poi, incalzato dal premier, il vicepresidente della Camera ha isolato il punto sul quale c’è maggiore distanza: l’elettività dei senatori, argomento sul quale i Cinquestelle si saldano con le minoranze di Pd e Forza Italia.

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