Sánchez: “Sogno una sinistra della classe media che non rinunci a cambiare il mondo”

L’intervista, a cura di Anabel Díez e Miguel Ángel Noceda, a Pedro Sánchez, neo Segretario del Partito Socialista spagnolo, il corrispettivo iberico del PD.

MADRID. Pedro Sánchez, madrileno, è da tre settimane il nuovo segretario del partito socialista spagnolo (Psoe). Laureato in Economia, il suo discorso è pervaso di contenuti economici, ma con l’ideologia di sinistra. Vuole vincere le elezioni con la classe media e i lavoratori. Per raggiungere questo obiettivo, ha bisogno che il socialismo ritrovi la sua spinta modernizzatrice, come fece negli anni ’80 con Felipe González, che cita continuamente, perché lui riuscì davvero a ottenere il voto della classe media e di quella operaia.

Chi è Pedro Sanchez?
“Sono un professore universitario che si impegna per questo paese. Sono figlio e padre di classe media, credo che il socialismo sia la principale ideologia di trasformazione e di progresso della società. Ciò che mi caratterizza è l’avere i piedi per terra, ma con lo sguardo rivolto a un orizzonte in cui la Spagna abbia un futuro migliore”.

Qual è il primo problema in Spagna?
“La disuguaglianza. Le politiche conservatrici dei popolari provocano lo smantellamento dello stato sociale e la precarizzazione dei rapporti di lavoro”.

Lei è d’accordo che il dibattito nella socialdemocrazia è ormai nei termini della sopravvivenza, come ha detto il premier francese, Manuel Valls?
“La socialdemocrazia sopravviverà conservando i valori e gli obiettivi di sempre, ma cambiando gli strumenti per poterli applicare a una nuova realtà sociale. Il socialismo deve recuperare la sua spinta modernizzatrice. E per preservare le conquiste sociali bisogna rinnovare il contratto sociale in Spagna e in Europa”.

Lo stato sociale “è insostenibile!”, si ripete.
“La crescita e la distribuzione non sono variabili diverse, ma piuttosto variabili simultanee di una stessa equazione. Dobbiamo garantire una crescita forte e sostenibile sotto un triplice aspetto: sociale, economico e ambientale. Anche lo Stato deve essere trasformato. Non solo deve agire come agente riparatore (ad esempio, con le indennità di disoccupazione), ma anche come preparatore (eccellenza nell’istruzione pubblica) e guida di un impulso dinamico nella scienza e nell’innovazione”.

Pedro Sánchez, segretario del PSOE

Pedro Sánchez, segretario del PSOE

Il ruolo attivo che dà allo Stato è ideologico? Lei sottolinea la differenza tra destra e sinistra…
“Rinunciare alle ideologie equivale ad accettare il mondo così com’è, dichiararsi impotenti a trasformarlo. La fine delle idee è una vecchia ideologia: l’ideologia senza nome. L’ideologia della rassegnazione. Se c’è una cosa che ci ha dimostrato la crisi è che non è mai stata colpa dell’economia, ma della politica. È nell’economia che si traccia la linea di demarcazione tra vincitori e vinti, come e a chi si impongono le tasse, come si distribuisce la ricchezza tra l’impresa e i lavoratori. Il socialismo non può sottrarsi al dovere di interferire nel funzionamento dell’economia”.

Nell’Europa integrata, esiste questa differenza ideologica?
“Sì, c’è. Soprattutto nel settore dell’istruzione, nell’energia, nell’attuazione delle decisioni della BCE, in particolare nella tassa sulle transazioni finanziarie, dove l’uso di quel gettito è diverso in ogni paese. La sinistra lo destina a cambiare il modello di produzione, allo sviluppo, alla scienza, al cambiamento climatico. Ma la destra non lo condivide”.

Il socialismo, la socialdemocrazia che invoca, lo trasferisce alle esigenze delle classi medie.
“La classe media è quasi tutta la società: i lavoratori, i disoccupati, i giovani che hanno creduto nel sistema e si ritrovano abbandonati e costretti all’esilio, gli over 45, che sono le vittime di questo modello di crescita economica. Questa classe media che subisce una forte pressione fiscale e che pretende dai partiti più trasparenza, partecipazione e democrazia. I nostri partiti devono difenderla, creando un sistema fiscale molto più equo. Ma quello che abbiamo invece è la riduzione delle tutele dei lavoratori”.

Se vince le elezioni, conferma che la prima misura sarà quella di abrogare la riforma del lavoro?
“Sicuramente. Rajoy dice che stanno creando posti di lavoro, ma dimentica che negli ultimi due anni e mezzo hanno distrutto un milione di posti di lavoro. Gli occupati sono diminuiti rispetto all’inizio della legislatura, e questo ce lo vende come un successo. Il male principale del nostro mercato del lavoro è la dualità tra contratti a tempo indeterminato e contratti a tempo determinato. L’Unione europea deve promuovere politiche espansive e piani di investimento più intensi. Sono favorevole a una svalutazione dell’euro, perché renderebbe più facili le esportazioni”.

[Copyright El País/ trad. Luis E. Moriones]

Potete scaricare gratuitamente l’intero testo dell’intervista originale a Pedro Sánchez cliccando qui

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