#Senato, tutte le cose da sapere sul ddl Boschi

Il Senato ha approvato con 183 voti a favore, 4 astenuti e nessun contrario (M5S, Sel e Lega hanno deciso di abbandonare l’Aula non partecipando al voto) il disegno di legge costituzionale Boschi, riforma che va a modificare sia ruolo e competenze del Senato stesso sia il rapporto tra Stato e Regioni, di cui si occupa il Titolo V della Costituzione.

Vi proponiamo una sintesi delle informazioni utili sul percorso della riforma costituzionale e sulle principali novità che essa andrà a introdurre.

La riforma del Senato è già approvata definitivamente? Assolutamente no. Come tutte le riforme costituzionali, anche il ddl Boschi deve essere approvato quattro volte (due dal Senato e due dalla Camera). Oggi è stata semplicemente fatta la prima delle quattro votazioni necessarie per l’approvazione definitiva della legge e l’inserimento in Costituzione delle novità che essa introduce.

I cittadini avranno voce in capitolo? Sì. Governo e maggioranza hanno già annunciato che al termine della quarta e ultima votazione (che presumibilmente avrà luogo entro la fine del 2015) noi cittadini saremo chiamati a esprimerci, attraverso un referendum costituzionale, a favore o contro il ddl Boschi approvato dal Parlamento. Al di là degli annunci, il referendum costituzionale è contemplato dalla nostra Costituzione (art. 138) nel caso in cui in almeno una delle ultime due letture (quindi terza o quarta votazione) la legge costituzionale sia votata da meno del 66% dei parlamentari. Se le opposizioni non fossero uscite dall’Aula, questa prima votazione si sarebbe conclusa con “solo” il 58% dei favorevoli sul totale dei parlamentari. Ergo, il referendum sarà comunque inevitabile. 

Veniamo al contenuto del ddl Boschi: come cambia il Senato? La camera alta non si chiamerà più Senato della Repubblica, bensì Senato delle Autonomie. I senatori non potranno essere più di 100, ai quali si aggiungono solo gli ex Presidenti della Repubblica, gli unici ai quali resterà il titolo di senatore a vita.

Palazzo Madama, sede del Senato

Palazzo Madama, sede del Senato

Cento senatori? Chi saranno? Invece degli attuali 315 senatori, con questa riforma costituzionale ci saranno 95 senatori che rappresentano le istituzioni territoriali, eletti dai consigli regionali e che rimangono in carica fino alla scadenza del mandato del consiglio regionale che li ha eletti. Quindi la composizione dell’aula di palazzo Madama cambierà parzialmente dopo ogni elezione regionale. Gli altri cinque senatori sono nominati dal Capo dello Stato per altissimi meriti specifici e restano in carica 7 anni.

Cosa farà il nuovo “Senato dei Cento”? Oltre a svolgere le funzioni di raccordo tra lo Stato e gli Enti locali, il Senato svolgerà una funzione legislativa su alcuni temi: in particolare parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Inoltre, stando all’emendamento approvato su proposta di Sel con scrutinio segreto, il Senato manterrà i poteri legislativi relativi a famiglia, salute e temi etici. Il Senato mantiene, insieme alla Camera, la piena funzione legislativa per quanto riguarda le leggi di revisione della Costituzione, le altre leggi costituzionali e le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali in materia di referendum popolare. 

Il Senato avrà potere sulle leggi di bilancio? Pur avendo la Camera il pieno potere di approvazione a maggioranza semplice (50% + 1 dei deputati votanti) sulle leggi di bilancio dello Stato, al Senato sono garantiti poteri rafforzati per le modifiche alla legge di contabilità, che regola il contenuto della legge di bilancio, così come per le norme che assicurano l’equilibrio tra entrate e spese e la sostenibilità del debito, per le quali può esprimere proposte di modifica entro 15 giorni.

In base al ddl Boschi il Senato ha l’iniziativa legislativa? In parte. A maggioranza assoluta (50% + 1 dei propri componenti) il Senato può richiedere alla Camera di procedere all’esame di un disegno di legge, con il dovere per Montecitorio di farlo entro sei mesi.

Ma quindi cosa non può più fare il Senato? Qui sta il fulcro del ddl Boschi:si tratta della fine del bicameralismo perfetto, per cui il Senato non voterà più la fiducia al governo. Inoltre, non potrà più deliberare lo stato di guerra (ovviamente speriamo che non lo faccia nemmeno la Camera, ma furono proprio i Costituenti a dedicare un intero articolo, il 78, a questa specifica funzione), né esprimersi sulla concessione di amnistia e indulto, né infine concedere l’autorizzazione preventiva nei confronti del premier e dei ministri nel caso in cui siano sottoposti a inchieste «per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni». Tutte queste prerogative saranno riservate solo alla Camera dei deputati. Inoltre, il Senato mantiene il potere di inchiesta parlamentare solo «su materie di pubblico interesse concernenti le autonomie territoriali».

I cento senatori riceveranno un’indennità? No. I senatori non riceveranno un ulteriore stipendio per questa funzione. Manterranno solo lo stipendio che riceveranno in quanto consiglieri regionali, che comunque a differenza di quanto accade oggi non potrà superare lo stipendio del sindaco del rispettivo capoluogo di Regione.

E l’immunità parlamentare? Premessa: quando si parla di immunità parlamentare nasce sempre una confusione enorme. Dal 1993 non esiste più l’immunità parlamentare vera e propria, ossia quello strumento – presente nella Costituzione del 1948 – grazie a cui un parlamentare poteva essere processato solo dopo l’autorizzazione della Camera o del Senato. La cosiddetta immunità che c’è dal 1993 riguarda solamente due aspetti:

  1. L’insindacabilità delle opinioni e dei voti espressi in Aula: come in ogni democrazia, un rappresentante dei cittadini non può mai essere chiamato a rispondere in giudizio in merito a un proprio voto su una legge o in merito a un’opinione politica espressa in Aula in riferimento alle proprie funzioni di rappresentanza.
  2. La necessità che la Camera di appartenenza del parlamentare si esprima a favore o contro l’arresto e/o l’utilizzo delle intercettazioni del parlamentare stesso in un processo.

Nel ddl approvato dal Senato, questa prerogativa derivante dalla legge del 1993 rimane in vigore sia per i deputati sia per i senatori. Di una cosa possiamo essere certi: ogni volta che la Magistratura ha richiesto  – in questa come nelle scorse legislature – l’arresto di un parlamentare, il Partito Democratico ha sempre votato a favore indipendentemente dal gruppo di appartenenza del parlamentare in questione, nella convinzione che il diritto di difesa di ogni imputato debba manifestarsi – come per tutti i cittadini – in quanto difesa nel processo, non dal processo.  

Cambia qualcosa per l’elezione del Presidente della Repubblica? Dall’entrata in vigore di questa riforma costituzionale, il Presidente della Repubblica sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori più gli eventuali ex Capi dello Stato. Rispetto a oggi, la novità maggiore sta nel numero di voti necessari per l’elezione: fino alla terza votazione sarà necessario un consenso dei 2/3 del Parlamento; fino all’ottava il quorum si abbasserà ai 3/5 del Parlamento; dalla nona votazione in poi basterà la maggioranza assoluta (50% + 1 dei parlamentari) per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Altra novità: il presidente del Senato non sarà più il supplente del Capo dello Stato, funzione che passa al presidente della Camera. Il Quirinale, d’altra parte, non potrà più sciogliere il Senato, legato agli enti territoriali, ma solo la Camera per l’indizione delle consuete elezioni politiche.

E per il rapporto Stato-Regioni, cosa prevede il nuovo Titolo V? Il ddl Boschi, oltre ad abolire definitivamente le Province dalla Costituzione, nel rapporto tra Stato e Regioni dà più competenze allo Stato centrale permettendo anche il commissariamento di Regioni ed Enti locali in caso di grave dissesto finanziario ma prevedendo, d’altro canto, la delega di ulteriori competenze alle Regioni a Statuto ordinario “virtuose” in quanto a bilancio. 

Referendum, quali sono i cambiamenti? Le firme necessarie per i referendum restano 500mila, con il quorum del 50% più uno degli aventi diritto. In caso si arrivi a 800mila firme il quorum, invece, si abbassa alla maggioranza dei votanti dell’ultima tornata elettorale. Sono introdotti, infine, i referendum propositivi e d’indirizzo. Cambiamenti anche per le leggi di iniziativa popolare: saranno necessarie almeno 150mila firme. 

[fonte dati: Senato della Repubblica – ddl 1429 e succ. emendamenti]           [elaborazione dati: GD Novara]

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