Lavoro, quando la statistica può aiutare i disoccupati

L’articolo di Francesco Giubileo per Linkiesta. Qual è la vostra opinione in merito?

I servizi di orientamento professionale italiani, erogati a livello locale dai Centri per l’impiego, saranno oggetto di riforma nei prossimi mesi. In particolare, una volta approvata dal Parlamento la legge delega, sarà molto importante comprendere gli indirizzi ed i pacchetti attuativi che il Governo definirà nei confronti della nuova agenzia unica del lavoro.

All’interno di questa riforma si spera possa trovare spazio la riorganizzazione a livello nazionale dell’orientamento professionale, che oggi si limita ad essere un ufficio reclamo o punto di ascolto per le persone svantaggiate. Questo è un aspetto importante ma lontano dal vero compito dell’orientamento professionale, che dovrebbe occuparsi delle attività di supporto alle persone che si trovano a fronte di una transizione professionale (scuola-lavoro oppure disoccupazione-lavoro).

Lo strumento non va confuso con il bilancio di competenze (che è sostanzialmente una analisi delle caratteristiche personali e attitudini del soggetto) sebbene entrambi i servizi hanno lo stesso obiettivo: aiutare l’utente a trovare lavoro.

È prioritario che la riorganizzazione di questi servizi parta dall’idea di affiancare agli operatori strumenti statistici sempre più avanzati.  Esistono due sistemi di tipo statistico, molto diversi tra loro, che aiutano ad assegnare chi cerca lavoro ai programmi di politica attiva: profiling e targeting.

Il profiling è uno strumento utile per la personalizzazione dei servizi, basato sulla valutazione dei bisogni della persona, misurati in base alla distanza dal mercato del lavoro (ossia al periodo di non occupazione). Tale distanza – convertita in un indicatore numerico del rischio – dovrebbe riflettere i bisogni di sostegno intensivo (servizi di orientamento o formazione) necessari per tornare al lavoro. 

L’idea di applicare sistemi statistici di profilazione nei servizi per l’impiego, fu sviluppata durante gli anni ‘90 in Australia e negli Stati Uniti.  In Europa, il primo Paese che ha applicato tale sistema, oggi diffuso in molti Stati, è stato l’Olanda, nel 1999. […]

In Italia i modelli di profiling finora utilizzati sono affidati alle scelte messe in campo dalle Regioni e dalle Province, di cui l’esempio più noto è la Dote Unica del Lavoro, adottata dalla Lombardia. Nella maggioranza dei casi tali modelli si basano sulla discrezionalità dell’operatore dei centri per l’impiego che, nella fase di accoglienza e di definizione del Piano di Azione Individuale, progetta il percorso di attivazione in relazione alle caratteristiche rilevate nella Scheda Anagrafica e Professionale del Lavoratore.

Tuttavia, tale modalità di operare non è esente da criticità, in quanto la discrezionalità nel definire il profilo professionale dell’utente e il successivo percorso professionale potrebbe essere viziato da errate informazioni o da valutazioni puramente soggettive, che rischiano di produrre effetti di spiazzamento dei beneficiari nel mercato del lavoro.

In altre parole, supponiamo che dobbiate farvi operare: a parità di condizioni, preferireste che il chirurgo vi operi basandosi sul suo intuito e su una scheda anagrafica preparata da voi oppure in seguito ad una valutazione attenta di una serie di esami e diagnosi? In riferimento al lavoro, preferireste che l’orientamento professionale venga realizzato sulla sola esperienza (che dipende da motivazioni e capacità soggettive) del personale oppure che la stessa esperienza venga affiancata da accurate analisi del vostro profilo professionale e dallo studio puntuale dell’andamento del settore economico in cui desiderate ricollocarvi?pmi-laureati

Nella speranza che una buona parte dei lettori scelga la seconda possibilità, entriamo in una versione ancora più avanzata della semplice profilazione (già un passo in avanti per gli attuali centri per l’impiego), ovvero un secondo strumento che si sta facendo largo in letteratura, noto come targeting.

Il targeting predice, per ogni singolo individuo, il “potenziale” presente sul mercato del lavoro per ogni possibile programma, inclusa l’opzione nulla (cioè assegnazione a nessun programma). L’operatore quindi sceglie il programma che massimizza il risultato atteso. In altri termini, in un sistema di targeting per ciascun individuo si stimano gli esiti potenziali per ciascun programma disponibile e ogni persona può essere assegnata al programma che ha la maggiore probabilità di successo.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario un software in grado di incrociare i vari database oggi a disposizione e svilupparne analisi utili a questo scopo, uno strumento analogo al Dynamic Labour Market Analyzer realizzato da Luca Zoller, già utilizzato per alcune ricerche sull’analisi territoriale.

Il Dynamic Labour Market Analyzer (Dlma) fornisce un modello di analisi sistemica ed un set di indicatori per il monitoraggio e la verifica in tempo reale dei risultati raggiunti dai percorsi di politica passiva e attiva, di istruzione e formazione e dagli interventi a favore delle imprese promossi dalle amministrazioni pubbliche. Si tratta di un sistema prettamente pubblico a servizio dei policy-maker e delle strutture amministrative.

Supponendo che la futura agenzia unica del lavoro decida di implementare uno strumento simile al Dlma su scala nazionale è necessario evitare i problemi emersi nelle sperimentazioni realizzate in Canada e Svizzera. Il Canada pianificò un sistema di questo tipo, tuttavia non fu mai implementato per una ragione molto semplice: gli operatori temevano di essere sostituiti dalla tecnologia. Analogamente anche in Svizzera un  sistema sperimentale di targeting sottoposto nel 2007 ad una completa valutazione ha evidenziato come gli operatori hanno in gran parte “ignorato” le stime, viste come una potenzialmente minaccia alla loro autonomia.

In entrambi gli studi pilota emerge un fattore fondamentale: sono necessari incentivi e sanzioni nei confronti degli operatori per facilitare il loro utilizzo del sistema ed è prioritario coinvolgerne un campione rappresentativo nella fase di progettazione e definizione del software in modo da poter sfruttare al meglio le potenzialità di questo strumento.

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