Iraq, il nuovo governo parte zoppo

Vi proponiamo l’articolo di Lorenzo Cremonesi oggi sul Corriere della Sera. In Iraq il nuovo governo che dovrebbe fronteggiare la minaccia dei terroristi dell’Isis appare già privo della necessaria forza. Cosa ne pensate della sua analisi e, in generale, della come sempre delicata situazione in Medio Oriente?

Lo scontro tra maggioranza sciita e minoranza sunnita ha condizionato sino all’ultimo la nomina del nuovo governo iracheno e resta al cuore delle tensioni interne. Il neo-premier Haider al-Abadi viene dallo stesso partito sciita «Dawa» del dimissionario Nouri al Maliki. La novità è lui stesso. «Il mero fatto che Abadi non sia Maliki gli permette di aprire adesso un nuovo capitolo nelle relazioni con i sunniti», sostengono praticamente all’unisono i commentatori locali.

La speranza è infatti che la nuova coalizione di unità nazionale sia in grado di includere quelle stesse parti politiche che il settarismo pro-sciita di Maliki da otto anni aveva metodicamente escluso. Il fine è spingere le grandi tribù sunnite a tagliare qualsiasi rapporto con la guerriglia jihadista dello «Stato Islamico».

Eppure, il nuovo governo nasce zoppo. Abadi ha solo 26 ministri. Mancano alcuni tra i più importanti. Promette che entro sette giorni avrà designato anche i titolari dei dicasteri della Difesa, Sicurezza Nazionale e Interni. Ma lo scontro resta aperto.iraq15

Un ministro della Difesa efficiente e forte è fondamentale per ricostruire l’esercito, sciolto come neve al sole di fronte all’offensiva dello «Stato Islamico» in giugno. Soprattutto, avrà il compito di riassorbire le milizie sciite, che in molti casi al momento stanno cooperando strettamente con i «pasdaran» iraniani, come si è visto tra l’altro negli ultimi giorni durante i combattimenti per porre fine all’assedio di Amerli, la cittadina di turcomanni sciiti nel nord-est isolata da quasi tre mesi.

Abadi si muove in equilibrio tra il vecchio e il nuovo. Politici «senior» sono inclusi. Ibrahim al Jafari, premier dal 2005 al 2006, ottiene gli Esteri. Maliki, l’ex premier Ayad Allawi e l’ex portavoce sunnita del parlamento, Osama al-Nujeifi, ricevono i posti largamente cerimoniali di vice-presidenti. Non è affatto detto però che si lascino relegare in secondo piano. La sfida per Abadi sarà anche quella di riuscire a creare un nuovo clima di dialogo nel Paese, senza per altro rompere troppo in fretta con il passato.

Altro tema caldo sarà il legame con le autorità della regione autonoma curda nel nord. Brucia il tema delle esportazioni petrolifere. I curdi vorrebbero vendere il loro greggio in modo autonomo. Bagdad si oppone. Il governo regionale di Erbil si sente rafforzato dalla crisi, chiede maggiore indipendenza, minaccia addirittura la scissione.

Un punto a favore di Abadi è invece il miglior rapporto con gli Stati Uniti. Da tempo gli americani premevano per la sostituzione di Maliki, tanto da aver addirittura condizionato i loro interventi militari contro lo «Stato Islamico» a una nuova compagine governativa a Bagdad.

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