«Ecco perché la fame nel mondo è anche affare nostro»

L’articolo di Umberto Veronesi in occasione della presentazione della Conferenza Internazionale “The Future of Science“. Cosa ne pensate?

Perché dovremmo parlare di fame? Noi che viviamo fra la pubblicità di uno snack e quella di tisane dimagranti, ricordiamo l’esistenza di questa parola di tanto in tanto. Quando ci imbattiamo in una colletta pre-natalizia o quando vediamo le immagini di disperati in arrivo su barconi.

Eppure la denutrizione è affar nostro, per diverse ragioni. La fame ci costa. Stando ai numeri comunicati dalla FAO, il prezzo della malnutrizione per l’economia globale è di circa 3,5 miliardi di dollari l’anno, quello della sottonutrizione e della carenza di micronutrienti più di due miliardi l’anno, quello delle malattie legate a obesità e sovrappeso 1,4 miliardi.

La fame ci offende. Poco meno di un miliardo di esseri umani si ammala e muore perché non si nutre in maniera adeguata, mentre un altro miliardo si ammala e muore perché mangia troppo. Questa diseguaglianza stride di fronte alle nostre coscienze, è un oltraggio alla capacità dell’uomo di porre in atto forme intelligenti di convivenza, di gestire le risorse della Terra. Come medico non posso che definire la disparità di accesso a cibo e acqua sicuri un’ingiustizia ormai non più accettabile sul piano economico, etico e scientifico.

La fame ci sfida. Sono persuaso che siamo di fronte a una grande opportunità, quella di compiere le scelte giuste per fronteggiare le necessità di 7 miliardi di esseri umani (9 miliardi entro qualche decennio, se i trend attuali di crescita demografica non muteranno), ovvero tutelare le risorse agricole e ambientali del pianeta, migliorare la produzione agricola di alimenti con tutti i mezzi che oggi la scienza ci mette a disposizione, limitare gli sprechi e razionalizzare la distribuzione delle risorse.

E’ fondamentale ridurre o abbandonare il consumo di carne; nei paesi in via di sviluppo la domanda giornaliera di proteine animali sta crescendo, si calcola che fra 35 anni darà raddoppiata e, nel frattempo, che si fa? Si nutrono 4 miliardi di animali destinati al macello, riservando un terzo delle calorie prodotte dall’agricoltura al bestiame e non alle persone.

Mi fa piacere qui ricordare come le Nazioni Unite hanno definito il Diritto al Cibo, ovvero il diritto ad avere un regolare, permanente e libero accesso a un cibo adeguato e sufficiente, per qualità e quantità, che garantisca il soddisfacimento mentale e fisico, individuale e collettivo, necessario a condurre una vita degna e libera dalla paura.

Chi è malnutrito non può andare a scuola, lavorare, curare la prole. Con acqua pulita e alimenti nutrienti e sicuri non si riempie solo una pancia, ma una mente, una famiglia, una comunità, il futuro di tutti di noi. Ecco perché la fame è affare nostro, e con la Fondazione Veronesi ne parleremo a Venezia dal 18 al 21 settembre, in occasione della decima edizione della Conferenza Internazionale The Future of Science.

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