A fianco degli studenti di Hong Kong

Si leva in alto una voce di speranza e di bellezza, di partecipazione e di passione, di libertà e riscossa. E’ una voce che valica i confini di una città o di un Paese e arriva a noi in tutta la sua forza rinnovatrice. Diventa il simbolo di una speranza comune, di un destino comune la cui costruzione non può che essere affidata alla partecipazione attiva di tutti i cittadini.

E, quasi inaspettatamente, quella voce non resta sola: si alzano altre voci, decine e poi centinaia; si uniscono, si fondono con la stessa determinazione propria di chi è consapevole di trovarsi davanti a una scelta di futuro: voci in cammino, con il passo deciso di chi non è stanco di lottare.

A Hong Kong il movimento pacificoOccupy Central with love and peace”, nato nel Marzo dello scorso anno, raccoglie attorno a sé migliaia di persone che chiedono democrazia e libere elezioni a suffragio universale.

Hong Kong, una Regione Amministrativa Speciale situata nel Sud-Est della Cina e che conta più di 7 milioni di abitanti in un’area meno estesa di Roma, dal 1997 si trova sotto il diretto controllo del governo di Pechino: ed è stato proprio lo scorso 1 Luglio 2014, anniversario della cessione di Hong Kong dalla Gran Bretagna alla Cina, che più di mezzo milione di hongkonghesi era sceso in piazza per rivendicare il diritto all’autodeterminazione politica e alla democrazia.

Un'immagine dell'enorme partecipazione popolare alle proteste antigovernative di questi giorni

Un’immagine dell’enorme partecipazione popolare alle proteste antigovernative di questi giorni (clicca sulla foto per ingrandirla)

Nel 1997 la Cina promise che Hong Kong avrebbe mantenuto un alto grado di autonomia e che avrebbe avuto le sue prime elezioni democratiche nel 2017. Quando il 31 agosto 2014 Pechino ha ritrattato quanto promesso, sembrò a tutti l’inizio della fine della linea politica chiamata “un Paese, due Sistemi”.

Il regime ha continuato ad imporre un sistema politico e istituzionale che non lascia spazio a libere elezioni, alla partecipazione attiva dei cittadini e ad un sistema che sia realmente democratico attraverso il diritto al suffragio universale.

E’ in questo contesto che più di 13mila studenti sono scesi nelle strade e nelle piazze della città per far sentire – pacificamente e con determinazione – il proprio dissenso, la propria voce, la propria opposizione attiva ad un regime incapace di confrontarsi con la libertà, la giustizia e la democrazia.

La risposta dell’esercito e del governo cinese è stata invece violenta e del tutto inefficace: lacrimogeni, cariche della polizia, arresti arbitrari e l’uso – accertato in diverse occasioni – di proiettili di gomma. Centinaia, forse migliaia, i giovani arrestati: tra loro anche Joshua Wong, studente diciassettenne vera e propria anima attiva della protesta, che da almeno tre anni è in prima linea contro i soprusi autoritari del governo cinese sulla popolazione hongkonghese.

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Joshua Wong, 17 anni, uno dei leader della protesta

In pochi giorni la disobbedienza civile iniziata dagli studenti è stata condivisa e fatta propria anche dal resto dei cittadini: donne, uomini, anziani che hanno scelto di opporsi al soffocamento della libertà e della democrazia. I cittadini di Hong Kong stanno lottando per una società più giusta, più equa, più libera: non possiamo non essere al loro fianco, condividendone appieno ideali e obiettivi, che sono gli ideali di democrazia e pace.

La passione civile degli studenti hongkonghesi è la più alta e vera dimostrazione di una generazione – la nostra generazione – certamente migliore di come può essere dipinta dal mercato o dai mass media. E’ una generazione che si appassiona e lotta non per il tornaconto dei singoli individui, ma per un senso concreto e profondo di comunità, concependo quindi appieno il valore della politica come servizio pubblico.

“Tutto questo solo per un voto?”, si potrebbe pensare… Proprio così. Perchè quella libertà, quel diritto, quell’opportunità di partecipazione e costruzione del cambiamento è il segno tangibile di un lungo cammino di progresso e impegno democratico. L’essere parte attiva della vita politica è il miglior modo per non lasciare ad altri le decisioni sul nostro futuro, sulla nostra vita. E quando la politica ci delude, quando la politica non è all’altezza di ciò che vorremmo, allora quello è il momento di impegnarsi in politica, di fare politica costruendo un progetto di cambiamento e di comunità.  

E’ bene capire, però, che oggi ad Hong Kong si sta manifestando pacificamente per ottenere qualcosa in più: questa protesta deciderà il futuro della città. Hong Kong potrà continuare ad essere una città dinamica, centro economico di rilevanza mondiale, una città in cui la stampa è libera e in cui la gente può essere in disaccordo con il Governo senza temere ripercussioni oppure diventerà proprio come tutto il resto della Cina?

A 25 anni dai fatti di Piazza Tian’anmen il regime cinese si trova ancora una volta di fronte a giovani che lottano per i propri diritti e che non hanno paura di sfidare il potere autoritario e violento rappresentato da Pechino. I fatti di Hong Kong ci riguardano da vicino, come ci riguarda da vicino la lotta di chiunque e in ogni parte del mondo voglia riscattare la propria libertà e la propria dignità. Siamo certi che la nostra vicinanza agli studenti di Hong Kong possa essere condivisa da tanti Giovani Democratici di tutta Italia: l’avere a cuore una causa e farla propria non è mai sinonimo di velleitarismo; è, invece, il segno concreto di un’attenzione per temi e ideali che ci riguardano in prima persona come progressisti e come giovani.

Giovani Democratici di Novara

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