Cannabis terapeutica, serve una legge!

Sulla carta è legale ma, di fatto, proibito alla stragrande maggioranza di chi ne avrebbe bisogno. L’utilizzo di cannabis per scopi terapeutici è stato liberalizzato nel 2007, ma – in un evidente paradosso – ne era vietata la coltivazione sul territorio italiano. Almeno fino allo scorso settembre, quando grazie a un protocollo d’intesa tra i Ministeri della Salute e della Difesa è iniziata la produzione di cannabis terapeutica nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Purtroppo, allo stato attuale, non tutte le regioni italiane si sono adeguate alla legge nazionale, con la grave conseguenza di creare diseguaglianze notevoli tra i malati delle regioni che si sono dotate di una legislazione propria in materia e di quelle che, invece, come il Piemonte, non hanno ancora una normativa regionale che permetta effettivamente la liberalizzazione delle terapie cannabinoidi. La questione diventa particolarmente rilevante se si pensa che nelle regioni prive di una specifica normativa il costo di una fiala di farmaco cannabinoide arriva fino ai 900 euro.

L’efficacia farmacologica dei cannabinoidi è ormai provata da studi universalmente condivisi: i medicinali che li contengono sono indicati nel trattamento analgesico di gravi malattie come neoplasie e Aids (trattati con farmaci antiblastici e antivirali), con la differenza – rispetto agli oppiacei utilizzati ora in funzione analgesica – di un minore rischio di effetti collaterali per il paziente.cannabis-1024x768

Ciò che chiediamo alle istituzioni piemontesi è una legge che permetta, anche nella nostra Regione, di accedere liberamente alle terapie a base cannabinoide, esattamente come già avviene in 11 regioni italiane, procedendo nella direzione di una legiferazione che si muova su tre assi portanti e tra loro indissolubilmente legati:

  • la più ampia riduzione dei tempi di attesa nelle strutture ospedaliere, unitamente all’istituzione di continui corsi di aggiornamento professionale in materia per medici e infermieri;
  • la maggiore possibilità di accesso alle terapie indipendentemente dalla condizione economica del paziente;
  • la semplificazione delle procedure burocratiche necessarie per l’utilizzo dei farmaci cannabinoidi.

E’ bene evidenziare che una simile legge non legalizzerebbe l’utilizzo della cannabis, ma darebbe semplicemente ai malati affetti da gravi patologie come Sla, sindrome di Tourette e sclerosi multipla la possibilità di accedere a cure altrimenti precluse o gravate da un enorme costo di importazione dall’estero. E’ una questione di salute e, non da ultimo, di giustizia sociale perchè a tutti i pazienti va garantita la medesima libertà di accesso alle cure, indipendentemente dalla condizione economica individuale, esattamente come prescrive l’art. 32 della nostra Costituzione.

Ribadiamo pertanto il nostro appello alla Regione Piemonte affinché si ponga fine a una situazione di discriminazione, con cittadini di serie A e di serie B, che possono usufruire o meno di farmaci potenzialmente utili per il dolore, a seconda della regione di appartenenza.

Giovani Democratici di Novara

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