Diritti, GD Novara: “Stop alle violenze in Corea”

Immaginate un Paese in cui le libertà di pensiero, coscienza e religione non esistono. Così come non esistono quelle di opinione, espressione, informazione e associazione.
Immaginate un Pease in cui il culto della personalità del Grande Leader è inculcato nelle menti di ogni persona, fin dalla tenera età.
Immaginate un Paese in cui i cittadini sono costantemente spiati, torturati e costretti a morire di fame.

No, non si tratta di 1984, il celebre romanzo di Orwell. Non è finzione. Quel Paese è la Repubblica Popolare Democratica di Corea, più comunemente conosciuta come Corea del Nord.

Con un territorio che ha approssimativamente la dimensione dell’Italia Settentrionale, la Corea del Nord è la più grande prigione a cielo aperto del mondo. Le notizie che arrivano dalla Corea del Nord sono scarse e molto spesso fasulle: il governo nordcoreano descrive una situazione rosea, idilliaca del Paese.

La verità è un’altra: da anni la Corea è dilaniata dalla fame e dalla povertà, i cittadini sono costretti a subire torture perché accusati di “crimini politici” che non hanno mai commesso e il governo organizza regolarmente pubbliche esecuzioni di piazza per instillare terrore nella popolazione.

Se pensate che tutto questo sia di per sé agghiacciante, c’è un’altra verità che il governo nordcoreano cerca di nascondere: più di 100mila persone sono imprigionate in quattro campi di internamento per prigionieri politici, i cosiddetti gulag nordcoreani, talmente estesi da essere visibili anche dai satelliti di Google Maps.

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Una delle rare immagini provenienti dai campi di prigionia nordcoreani

Secondo l’ultimo rapporto dell’ONU, la Corea del Nord è accusata di commettere crimini contro l’umanità tra cui rientrano massacri, omicidi, schiavitù, torture, imprigionamenti arbitrari, stupri, aborti forzati e violenze sessuali. I crimini commessi “non hanno nessun paragone nel mondo contemporaneo”.

È solo grazie ad uomini e donne coraggiosi che sappiamo cosa accade veramente dentro i gulag nordcoreani: i sopravvissuti descrivono l’inferno di quei luoghi. Tra questi ricordiamo Shin Dong-hyuk, unica persona nata, cresciuta e riuscita a fuggire dal Campo 14 nel 2005 e Yeonmi Park, attivista nordcoreana scappata clandestinamente dal Paese.

Solamente qualche giorno fa la Corea del Nord ha ammesso l’esistenza di “campi di rieducazione tramite lavoro” ossia “campi di prigionia in cui la gente riflette sulle proprie azioni lavorando”, così come dichiarato da Choe Myong Nam, ministro degli Esteri nordcoreano.

Libertà, una delle parole più antiche dell’umanità, è ciò che deve essere unito alla lotta per la dignità. Quella semplice eppure fondamentale libertà di poter esprimere un’opinione, di poter vivere senza paure, di poter criticare e di poter costruire un mondo all’altezza dei propri sogni: in questo impegno – globale e comune – noi ci siamo e ci saremo sempre.

Come giovani, come cittadini, come Giovani Democratici non dobbiamo, non possiamo, non vogliamo rimanere indifferenti. È giunto il momento di far sapere al mondo che luoghi come questi non dovrebbero mai più esistere. Noi giovani abbiamo il dovere di prendere fermamente posizione contro questi crimini e di far sentire tutta la nostra voce cercando di rappresentare coloro che non hanno voce, coloro che sono oppressi da un regime dittatoriale che soffoca la parola e la libertà.

Non dobbiamo voltarci dall’altra parte: dobbiamo agire prima che il governo nordcoreano distrugga tutte le prove di questo orrore. Siamo determinati ad agire: e chiediamo che la nostra organizzazione nazionale si faccia promotrice all’interno della IUSY – International Union of Socialist Youth – per una mobilitazione permanente e costante sul tema dei diritti umani, fondamentali per garantire la libertà in ogni Paese.

Giovani Democratici di Novara

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