Chiedimi chi era Nilde…

«Io credo che sarebbe un fatto estremamente importante se il giorno in cui avessimo portato il nostro Paese fuori da questa crisi, potessimo dire che dall’inizio alla fine della nostra battaglia, comunque ci siamo chiamati e qualunque forma abbiamo dato alla nostra attività politica, noi abbiamo servito per difendere i lavoratori, per garantire la libertà degli individui e la democrazia del nostro Paese»

– Nilde Iotti –

Non tutte le rivoluzioni si vincono con le armi. Non tutte le battaglie si vincono versando sangue. Ce ne sono alcune, di battaglie così come di rivoluzioni, che per la loro importanza, per la loro stessa natura, devono essere affrontate con uno spirito diverso: con coraggio, certo, e al tempo stesso con pazienza, dedizione a una causa.

Il 4 dicembre 1999, 15 anni fa, ci lasciava una delle madri della Repubblica: Nilde Iotti. Prima Presidente donna della Camera dei Deputati, ha ricoperto quel ruolo per ben 13 anni, dal 1979 al 1992, per un tempo mai eguagliato da nessuno. Indice di un consenso istituzionale larghissimo, che evidentemente valicava gli steccati della lotta politica tra i partiti.

Leonilde, questo il suo nome all’anagrafe, aveva varcato i portoni di Montecitorio nel 1946, appena ventiseienne. Eletta come deputato indipendente del Partito Comunista Italiano, era stata chiamata a far parte dell’Assemblea Costituente con il compito di occuparsi della discussione sulla delicata materia dei diritti civili e dei rapporti giuridici all’interno della famiglia. E, fin da quell’occasione, dimostrò tutta la propria passione per la politica, per le battaglie in difesa dell’uguaglianza effettiva tra donne e uomini, per la identica possibilità di accesso ai servizi essenziali indipendentemente dal reddito.

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Un’immagine di Nilde Iotti

Battaglie che oggi possono sembrarci lontane, ma che invece ci riguardano molto da vicino. La parità di accesso alla sanità, la necessità di garantire a tutti gli studenti un’istruzione adeguata, la grandissima battaglia per la legge sul divorzio (1970), così come quella per la legalizzazione dell’aborto (1978). Battaglie portate avanti tenacemente, alcune delle quali  – prima che nell’Aula e nel Paese – condotte con pari forza e vigore all’interno del suo stesso partito, il PCI, talvolta poco incline a così netti avanzamenti sul terreno dei diritti civili.

Una vita piena, quella di Nilde Iotti: lei, guardata con sospetto nel PCI in quanto cresciuta in ambiente cattolico; lei, guardata con almeno pari sospetto al di fuori del PCI, in quanto donna comunista; lei, costretta a una vera e propria emarginazione politica per moltissimi anni durante la sua relazione con il Segretario del PCI Palmiro Togliatti; lei, proprio per quella relazione additata come arrivista e carrierista.

Una relazione extraconiugale e dunque scandalosa, da nascondere per tutelare – questo era il pensiero degli alti organi dirigenti del Partito – il bene del PCI stesso. E infatti, paradossalmente, Nilde Iotti inizierà ad essere considerata come una risorsa politica di prima importanza solo dopo la morte di Togliatti, nel 1964.

Le sue battaglie, condotte sempre nel rispetto delle persone e mai guidate da un sentimento di rivalsa personale o di ambizione individuale, rappresentano ancora oggi alcuni dei più alti momenti di politica che questo Paese abbia prodotto. Una donna semplice, che ha fatto della politica la propria scelta di vita, che ha fatto degli ideali di libertà, pace, eguaglianza un servizio pubblico e comune.

Un faro e una bussola, per noi giovani. Con le sue parole e la sua mite radicalità nel metterle in pratica, senza mai perdere l’indipendenza intellettuale che la contraddistingueva. Un esempio di onestà, all’interno di un sistema che considerava l’onestà come un elemento superfluo. Un esempio di impegno, di serietà e di moralità pubblica così come privata.

E, nel tempo di fiacche urla contro i “politici di professione”, sentiamo la necessità di portare Nilde come esempio di professionalità, intransigenza, etica. Nilde, deputato ininterrottamente per 53 anni. Nilde, che ha fatto della politica la sua ragione di vita, di battaglia e ci ha consegnato una storia di coraggio, di tenacia e di concretezza.

E allora forse ci ritroveremo a scoprire, tutti insieme e nel nostro idem sentire de re publica, che forse non conta per quanto tempo una persona è “un politico”, ma cosa costruisce in quel tempo, come mette a disposizione se stessa per una comunità di persone e un progetto di percorso collettivo.

 

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