A Piazza Fontana, siamo Stato noi

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Chi è stato? Una domanda senza risposta; o con troppe risposte, troppo scomode, troppo poco politicamente corrette.

E’ stato chi era parte dello Stato.

E’ stato chi ha utilizzato i Servizi segreti come strumento di insabbiamento delle responsabilità.

E’ stato chi materialmente ha messo quella bomba, alla Banca nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano.

E’ stato chi ha voluto, con quella orribile bomba, lanciare il segnale che le rivendicazioni sociale di studenti e lavoratori andavano zittite.

E’ stato chi ha coperto, difeso, taciuto ruoli e colpevolezze.

E’ stato chi non accettava allora come oggi la democrazia e la libertà come valori prima ancora che come strumenti.

E’ stato chi aveva bisogno di diffondere il terrore: il terrore di non poter nemmeno andare in una banca, o a una manifestazione sindacale, o su un treno.

E’ stato chi ha deciso di utilizzare la politica come mezzo di imprenditoria della paura.

E’ stato chi poteva contare su una tacita accondiscendenza proprio da parte di chi avrebbe dovuto garantire l’ordine e la sicurezza.

E’ stato chi, con la bomba assassina e fascista di quel venerdì 12 dicembre 1969, ha segnato l’inizio di uno dei periodi più bui della nostra storia repubblicana: gli anni di piombo.

E’ stato chi ha preferito, piuttosto che rivendicare la propria responsabilità in quella Strage, far colpevolizzare innocenti. Come accaduto a un uomo anarchico, Giuseppe Pinelli, che con quella strage nulla c’entrava.

E’ stato chi aveva molto da perdere.

E’ stato chi aveva e ha paura della partecipazione, della libertà, della giustizia sociale.                

E’ stato chi alla democrazia preferiva e preferisce il reazionarismo e il soffocamento dei diritti. I diritti altrui, ovvio.

Eppure, nonostante tutto – o forse proprio per dare onore e rispetto a quei 17 innocenti assassinati e alle decine e decine di feriti gravi della Strage del 12 dicembre – è venuta l’ora di dire che no, lo Stato non sono loro. Stato non è chi terrorizza, chi uccide, chi vuole far prevalere la legge del più forte. Stato non è chi vuole opprimere, chi piazza bombe, chi disconosce la Costituzione e i suoi principi. Stato non è chi urla, chi prevarica, chi tiene in ostaggio un Paese. Stato non è chi insabbia la storia, chi si volta dall’altra parte, chi ha bisogno del privilegio a discapito della libertà.

Stato, forse, è chi lotta con piccole azioni quotidiane. Stato è chi rifiuta la corruzione. Stato è chi preferisce avere meno “appoggi” se questo significa essere meno ricattabile. Stato è chi non si rassegna al pessimismo. Stato è chi, nonostante tutto, si mette in gioco per un futuro degno di questo nome e un Paese all’altezza dei sogni dei propri giovani. Stato è chi non dimentica, chi ha coscienza di ciò che è stato. Stato è chi, anche dopo  45 anni, non si rassegna all’oblio e all’omertà: oggi ricordiamo la Strage di Piazza Fontana; oggi, come gli altri giorni, proviamo a non lasciare la nostra storia collettiva in un angolo, ma a tenerla ben viva e chiara nella nostra mente e nelle nostre coscienze.

Giovani Democratici di Novara

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