Un cammino lungo 70 anni

“Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello,
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento…”
Francesco Guccini – Auschwitz

Auschwitz, Bergen-Belsen, Bolzano, Buchenwald, Dachau, Varsavia, Treblinka e tante, tantissime altre città.

Che cos’hanno in comune questi luoghi? I campi di concentramento e di sterminio.

Sì, perché in quelle città si è consumato il crimine più orrendo nella storia dell’umanità: milioni di ebrei furono barbaramente uccisi dai soldati della Germania nazista e dell’Italia fascista.

La loro “colpa”? Appartenere ad una “razza” inferiore rispetto a quella di cui facevano parte i tedeschi. Essi, infatti, credevano fermamente che tutti gli esseri umani potessero essere suddivisi in “razze”.

Niente di più sbagliato, ovviamente; ma durante gli anni della Seconda guerra mondiale l’idea che la “razza ariana” fosse la migliore, la più forte e l’unica in grado di poter conquistare e guidare il mondo era opinione dominante.

È bene sottolineare che, accanto alla deportazione e allo sterminio di milioni di ebrei, altrettanti esseri umani “colpevoli” di essere zingari, disabili, dissidenti politici, comunisti, omosessuali furono uccisi.
C’era un’unica differenza tra questi deportati e gli ebrei: quest’ultimo gruppo era destinato ad un totale annientamento, come dimostra l’espressione “soluzione finale” usata dai nazisti per indicare l’atto di distruzione di tutti gli ebrei d’Europa.

Com’è possibile che degli esseri umani si siano macchiati della gravissima colpa di aver umiliato, picchiato, stuprato e poi ucciso dei propri simili?
La risposta, purtroppo, non ce l’abbiamo.
Non troviamo le parole per descrivere un crimine così efferato con cui dobbiamo fare i conti per il resto delle nostre vite.

C’è una cosa che possiamo fare, però: non smettere mai di ricordare quanto accaduto.
Ricordiamo tutti i giorni, non soltanto nel Giorno della Memoria.

Diffondiamo le testimonianze dei sopravvissuti ai campi di concentramento, documentiamoci, parliamo.
Non possiamo rimanere indifferenti davanti ad una simile tragedia e non possiamo permettere assolutamente che le generazioni future non comprendano o sottovalutino quelle azioni crudeli compiute da “belve umane”, accecate dalla smania di potere e senza un briciolo di compassione umana.

Noi siamo gli uomini, le donne e i bambini dei campi di concentramento.
Noi siamo gli uomini, le donne e i bambini che oggi rivendicano la libertà di quegli esseri umani oppressi.
Noi siamo gli uomini, le donne e i bambini che hanno capito che il diritto alla vita non può essere mai negato, in nessuna circostanza.

 Di fronte al triste incremento di movimenti di estrema destra che inneggiano all’odio verso determinate categorie, noi Giovani Democratici di Novara non possiamo che ribadire con forza che ci opporremo sempre a chi ancora oggi non vuole comprendere che siamo tutti esseri umani, siamo tutti uguali, siamo tutti cittadini del mondo.

 Siamo pronti ad onorare giorno per giorno ogni singola persona che ha speso la sua vita, anche per noi, in un campo di concentramento.

 Giovani Democratici di Novara

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