Lettera ad un amico mai arrivato

Saremmo stati degli ottimi amici, caro Seydou.

Ti avevo più volte invitato a non intraprendere quel viaggio, da me considerato una pura follia: dal Mali fino alla Libia, per imbarcarsi su un barcone e poi…forse Italia. Imperterrito mi rispondevi ogni volta, con quell’inglese stentato e dall’accento africano che al solo pensiero ancora mi fa sorridere, che mi sarebbe bastata metà giornata laggiù per giungere alla tua stessa decisione.

Ti parlavo dei problemi dell’Italia, dell’oscillazione dello spread, dei BTP, delle agenzie di rating che ci declassavano, tentando invano di convincerti a cambiare idea. Ammetto di essere stato stupido, quale sano di mente avrebbe accettato di restare in mezzo a guerre e povertà solo perchè un italiano farfugliava insignificanti parole inglesi?

Sai, ho provato molte volte a chiedermi come vivessi veramente, cosa ti spingesse a pagare centinaia di euro per poter tentare una disperata attraversata del mare. Disperata…chissà poi a quale parte della tua vita questo aggettivo dovrebbe riferirsi; credo più alla tua esperienza prima del viaggio, quella che ti ha portato a scegliere di intraprenderlo. Il viaggio si potrebbe allora descrivere con un altro termine: speranza.

Mi sto vergognando a scrivere queste poche righe; mi vergogno della mia ipocrisia, della mia immobilità, che hanno impedito di aiutarti e di coronare il tuo sogno, un sogno tanto semplice che quasi è difficile immaginare che vi siano persone che lottano per realizzarlo: tu volevi solamente vivere dignitosamente.

Chi sono io per poterti impedire di vivere? Io, che nonostante tutto credevo che l’Italia fosse un esempio da seguire per la bontà che esprime ogni volta che accoglie tanti bisognosi come te, caro Seydou.

Io, che credevo che la mia amata Europa avesse finalmente deciso di assumersi il compito di aiutare quelli che comeCorona_fiori_mare_TpOggi te scappano in cerca di una vita migliore, o meglio, di una vita. Avevamo scelto di chiamare il programma con il nome del figlio di Poseidone, Triton, un nome che invocava la mitologia, la forza: è paradossale che si sia rivelato un completo fallimento. 

Meglio Mare Nostrum? Non lo so, forse.

C’è tanta amarezza nelle mie parole, e anche un pizzico di rabbia. Chi siamo per poter dare alla vita umana un valore economico?

Mio caro Seydou, le mie scuse non possono bastare. Nulla ora può bastare.
Mi sembra di sentire le tue parole, sei sempre stato una delle persone più generose che abbia mai conosciuto; con il tuo inglese stentato mi sussurri “keep going on”, vai avanti. Sì, penso che tu abbia ragione.

Mio caro amico, questo è un favore che devo a te. Non sono riuscito a realizzare il tuo sogno, ma proverò a realizzare quello di tanti altri come te: sarà questo il mio pegno nei tuoi confronti, prometto di renderti orgoglioso del mio lavoro. In cuor tuo sarai deluso per il trattamento ricevuto dall’Italia e dall’Europa, che per lungo tempo hai considerato le mete da raggiungere per la tua salvezza. Ogni giorno mi impegnerò perchè la prima diventi la patria dell’ospitalità, la seconda il baluardo dell’accoglienza.

Il tuo sacrificio non sarà vano, un giorno finalmente ci incontreremo e sarà allora che mi dirai grazie.
Arrivederci mio caro Seydou, il tuo
Lorenzo

Giovani Democratici di Novara

 

 

 

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