100 anni di Storia

Il 24 maggio 1915, esattamente cento anni fa, l’Italia entrò in quella sanguinosissima guerra che fu poi chiamata Prima guerra mondiale: un milione e 300mila morti, centinaia di migliaia di feriti.

A distanza di cento anni è giusto ricordare un evento così tragico?
La risposta, naturalmente, è sì. Dobbiamo ricordare per far sì che eventi come questi non accadano più ma soprattutto dobbiamo ricordare affinché le nuove generazioni capiscano quali orrori possa portare una guerra contro tutto e tutti. Dobbiamo educare i giovani al rispetto del prossimo, dobbiamo far comprendere loro che una guerra non è la soluzione di tutti i problemi anzi, sarà la causa di tantissimi altri mali.

Infine, è solo con il ricordo che possiamo onorare tutte le vittime della Prima guerra mondiale: italiani, tedeschi, austriaci, ungheresi, francesi, inglesi, americani, russi. Tutti, dobbiamo ricordarli tutti perché non si può morire in una guerra decisa dall’alto, perché non si può morire sul fronte a vent’anni.

Riportiamo qui di seguito il testo e il video di una delle canzoni simbolo di questa guerra: La Canzone del Piave, conosciuta anche come La leggenda del Piave. Ci auguriamo che voi tutti sappiate comprenderne il vero significato senza farvi ingannare da quei politici che estrapolano versi di questa canzone e ne fanno uno slogan politico senza rendersi conto che non solo sono del tutto fuori luogo ma dimostrano anche una scarsa conoscenza della Storia.

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l’esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: “Non passa lo straniero!”
Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l’onde.
Come un singhiozzo in quell’autunno nero
il Piave mormorò: “Ritorna lo straniero!”
E ritornò il nemico per l’orgoglio e per la fame
voleva sfogar tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: “Indietro va’, straniero!”
Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l’ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l’italico valore
le forche e l’armi dell’Impiccatore!
Sicure l’Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l’onde.
Sul patrio suol vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

Giovani Democratici di Novara

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