Un pensiero per Tian’anmen

1989年6月4号 – 4 giugno 1989

Nella notte tra il 3 e il 4 giugno, migliaia di studenti cinesi furono uccisi da carri armati in Piazza Tian’anmen (天安门), luogo simbolo del potere. L’evento divenne tristemente famoso e ricordato come “massacro di Tian’anmen” o “incidente di Tian’anmen”.
In Cina, in particolare a partire dall”avvio della politica di riforma e apertura portata avanti da Deng Xiaoping nel 1979, gli studenti, in quanto futura classe dirigente, sono sempre stati presi in grande considerazione.

Come mai, allora, furono barbaramente uccisi?
Nella primavera del 1989, le autorità cinesi avevano inviato i media internazionali a Pechino per seguire la storica visita del segretario generale del PCUS, Michail Gorbačëv, che segnava un riavvicinamento tra la Cina e l’Unione Sovietica.
La visita, però, fu oscurata dalle continue proteste degli studenti.

La protesta ebbe inizio il 15 aprile quando migliaia di studenti si riunirono in piazza perché esigevano i funerali di Stato per Hu Yaobang, segretario del Partito Comunista Cinese ed esponente  della corrente riformista del partito.
Alla vista dei media internazionali, molti studenti cominciarono a mostrare cartelli con la scritta minzhu (民主), democrazia. È importante sottolineare, però, che “democrazia” era solo un termine generico per giustizia ed equità, non l’invocazione di un sistema elettorale multipartitico.
Gli studenti protestavano per la corruzione diffusa tra i leader politici e per richiedere maggiori opportunità di lavoro.

La presenza di un capo di Stato straniero e dei media internazionali fece sì che il movimento degli studenti, che in un contesto diverso poteva essere risolto velocemente, diventasse un problema internazionale per la dirigenza del PCC.

Si decise di mettere fine alla protesta nel peggior modo possibile: ancora oggi non si sa di preciso quanti furono i morti.

Perché il Partito Comunista Cinese decise di aprire il fuoco sugli studenti?
Uno dei motivi principali fu che nella dirigenza cinese era ancora vivo il ricordo del caos, del disordine degli anni della Rivoluzione Culturale. Il PCC non poteva sopportare che si ricreasse quel caos e quindi l’unica soluzione possibile secondo la dirigenza fu quella di mettere a tacere gli studenti.

Oggi noi possiamo ricordare quanto è accaduto, a differenza dei nostri compagni cinesi che sanno poco o nulla di quella tragica notte.

Giovani Democratici di Novara

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