Cosa (ci) lascia Pietro Ingrao

Cent’anni. Cent’anni di lotta, cent’anni di Politica, cent’anni di coraggio. Questo era, questo è, Pietro Ingrao. Nato il 30 aprile 1915 e morto ieri pomeriggio. La maggior parte dei nostri coetanei – inutile nascondercelo – non sa chi sia Pietro. E non per propria colpa; ma alcune tra le figure più incisive e significative di un secolo forse meno breve di quanto si possa pensare, il Novecento, finiscono con l’essere ignote proprio a chi come noi giovani potrebbe imparare di più da quelle storie.

Storie individuali e al tempo stesso collettive. Storie di passione, di chi crede in un ideale, di chi combatte, di chi non ha paura, di chi non rinnega se stesso, di chi ama lottare anche se ciò significa rischiare di non vincere, o non vincere sempre. E la storia di Pietro, il compagno Pietro Ingrao, era proprio una di queste storie di vita.

Cosa lascia Pietro? Lascia un mondo strano. Un mondo che non è quello che sognava lui; un mondo – questo nostro mondo – in cui l’ingiustizia sociale, il sopruso dell’uomo sull’uomo, i divari tra società e dentro, radicalmente dentro, le nostre stesse società aumentano ad un ritmo a tratti impalpabile, a tratti spiazzante, a tratti persino difficile da esprimere a parole. Un mondo in cui ogni prospettiva di progresso, di lotta per l’abbattimento delle disuguaglianze e di riscatto collettivo delle classi sociali più disagiate appaiono solamente parole vuote. E invece sono stelle polari. Sono idee reali per cui sono morti milioni di donne e uomini, ragazze e ragazzi come noi. Stelle polari di una storia che Pietro rappresenta quasi come un emblema.

Cosa ci lascia Pietro? Credo che la prima cosa che Pietro abbia lasciato a noi giovani sia un invito, fermo e determinato ma non per questo aggrovigliato su se stesso, all’onestà. La politica deve essere onestà; altrimenti, costitutivamente, non può essere politica vera. Onestà non solo come attenzione alla questione morale, alla moralità di chi rappresenta noi cittadini; onestà anche, e prima ancora se possibile, come elemento necessario di vita. Onestà significa non avere paura di lottare per ciò in cui si crede. E se questo significa che dobbiamo andare controcorrente, lo si fa lo stesso. Lo si deve fare. Rinunciare alle proprie idee, rinunciare a quel senso profondo di ribellione di fronte a un’ingiustizia, equivale a rinnegare se stessi, e quindi rinnegare l’idea stessa di servizio della politica. La politica come servizio. Pietro, uomo delle istituzioni e primo comunista Presidente della Camera dei Deputati, ha dedicato tutta la propria esistenza – e forse anche qualcosa in più per fare delle nostre istituzioni repubblicane quel necessario luogo di partecipazione e rappresentanza dei cittadini.

Pietro, comunista. Siamo nell’era del politically correct, me ne rendo conto. E so bene che quella parola, “comunista”, può tubare gli animi; ma Pietro Ingrao era proprio così: un turbatore di animi. Uno scuotitore di tutte le facili definizioni e delle etichette prestampate. Un battitore libero di prima categoria. Pietro ci ha dimostrato, da grandissimo dirigente del Partito Comunista Italiano, che c’è stato un tempo in cui la militanza attiva in un partito non significava dover rinunciare ai propri ideali, alle proprie battaglie. E’ giusto così. Pietro, lottatore vero per la libertà: partigiano durante la guerra di Liberazione e protagonista della lotta di Resistenza. 

Ci sono alcune eredità che non si misurano in denaro: l’eredità che Pietro Ingrao consegna a noi giovani è una di quelle eredità da tenere sempre con noi, per la limpidezza del suo pensiero, per la bellezza e la forza di chi non si arrende. Al compagno Pietro Ingrao noi giovanni dobbiamo un grande grazie, e un augurio di buon viaggio. Perché la storia non finisce qui.


Gill Gastaldelli,
Segretario Giovani Democratici di Novara

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