Una mattina

La mattina del 25 aprile di 71 anni fa iniziava la fine della guerra. Una guerra atroce, una guerra nella guerra. Alla violenza del conflitto mondiale, all’orrore delle deportazioni nei campi di concentramento, si era aggiunta una guerra combattuta non solo da eserciti e Stati, ma anche da civili, donne e uomini che andarono a formare brigate partigiane di ogni colore politico, accomunate da una lotta collettiva contro l’oppressione nazifascista.
Quella mattina di 71 anni fa venne proclamata l’insurrezione generale di Milano, e con essa di tutto il Nord Italia ancora lacerato dal conflitto, dopo che nei giorni precedenti le Forze Alleate e le truppe partigiane avevano liberato Bologna e Genova. La proclamazione dell’insurrezione generale milanese, scandita da quello stesso uomo socialista, Sandro Pertini, che dopo tre decenni sarebbe diventato Presidente della Repubblica, fu il simbolo stesso della vittoria della lotta di Liberazione.

Il 25 aprile, come ogni anno, ci troviamo a riflettere sul significato profondo di quel sacrificio, di quella lotta partigiana che è stata fondamentale per la Liberazione. Una lotta condotta in prima linea da giovani e giovanissimi che spesso avevano diversi anni meno di quanti noi ne abbiamo ora. Giovani che, nonostante la possibilità di fuggire, di scappare e tentare di salvarsi, hanno scelto la strada più difficile, la strada più rischiosa e che – come è avvenuto in decine di migliaia di casi – li avrebbe condotti con più probabilità alla morte. Ricordare ogni anno il 25 aprile non è né inutile né un banale esercizio di retorica. Ricordare il sacrificio partigiano significa cogliere l’occasione di questa giornata di festa nazionale per ricordare prima di tutto a noi stessi da dove veniamo, chi siamo, e forse anche cosa possiamo costruire per il nostro futuro.papaveri 6 Il 25 aprile è stato un riscatto collettivo non solo dalla barbarie di quegli anni di guerra, ma anche da un cupo ventennio di dittatura fascista, di oppressione della libertà, di persecuzioni e assassini politici.

Il 25 aprile, come ogni giorno, sta prima di tutto a noi giovani riconoscere i luoghi di sofferenza del mondo. Noi, che abbiamo alle spalle proprio questa storia di sacrificio e dedizione collettiva a una causa di giustizia, libertà, eguaglianza e solidarietà. Ogni giorno, e non solo il 25 aprile, abbiamo di fronte a noi esempi di coraggio comune di donne e uomini che fanno una scelta di vita. Non soccombere al terrore, alla paura, a quello sfruttamento oppressivo dell’uomo sull’uomo che oggi più di ieri rischia di dividere il mondo, fratturandolo irreparabilmente. Il 25 aprile è un grande simbolo di resistenza: non possiamo fare a meno di essere, anche oggi, partigiani. Scegliere una parte della storia e del mondo, capirla e anche criticarla per riuscire a migliorarla nella semplicità delle azioni personali. Dalla Resistenza contro il nazifascismo nacque l’Italia repubblicana, base fondamentale per la nostra Costituzione. E’ con quello stesso impegno di costruzione e condivisione che noi giovani possiamo e dobbiamo – prima e più di chiunque altro – impegnarci in prima persona per migliorare qualcosa di questo mondo. 

Il 25 aprile 2016 è una delle occasioni per capire che non possiamo metterci da parte, relegandoci da soli a una condizione di minorità culturale nel timore che nulla possa essere cambiato. La storia della lotta partigiana ci mostra come anche nel più cupo inverno del mondo sia possibile ritrovare la forza e il coraggio di lottare, di darsi da fare e non rassegnarsi.
E questo è il fiore del partigiano…

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