La libertà deve essere sempre accompagnata dalla responsabilità

Recentemente è stata approvata alla Camera la proposta di legge sul cyberbullismo, promossa dalla Senatrice Elena Ferrara. Il testo originale, votato all’unanimità dall’Aula del Senato nel maggio 2015, è stato però pesantemente modificato. Noi Giovani Democratici di Novara abbiamo voluto intervistarla per capire meglio quali erano gli aspetti principali del precedente disegno di legge e cosa, invece, prevede il testo approvato da Montecitorio.
Di seguito potete leggere il testo dell’intervista alla Senatrice.

D: Senatrice Ferrara, ci spiega molto sinteticamente cosa prevedeva il disegno di legge sulla “Tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”?13497828_502346219959271_5188326998914564823_o
R: Innanzitutto dobbiamo dire che questa legge ha fatto la seconda lettura alla Camera ed essendo stata modificata in alcuni punti ritorna in terza lettura al Senato. Il testo originale della legge era stato ideato in seno alla Commissione dei Diritti Umani al Senato e poi nella Commissione Affari Costituzionali e il proprio punto di forza stava nel titolo, poi modificato. Il titolo originale era “Disposizioni per la tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo”. Il testo che io stessa avevo consegnato era un dispositivo preventivo e più legato alla giustizia mite e alla tutela dell’età evolutiva e che teneva i preadolescenti e le preadolescenti fuori dal circuito penale. Il percorso al Senato ha permesso di focalizzarsi di più sulla tutela e sulla prevenzione e alla fine il mio testo base è stato firmato da molti Senatori del PD. Esso prevedeva che ci fosse un grande impianto all’interno della scuola con linee di orientamento e anche un tavolo interministeriale  incardinato presso la Presidenza del Consiglio e composto dalle varie autorità Garanti della Privacy dell’Infanzia e adolescenza, Agcom, Media e Minori e i cinque Ministeri che sono interessati (Salute, Istruzione, Giustizia, Ministero dell’Interno con gli organi di polizia e il Mise, perché le aziende dei media devono essere coinvolte in processi di prevenzione e devono mettere a disposizione degli alert per i ragazzi oltre che assumersi la responsabilità di rimuovere un contenuto. La rimozione del contenuto poteva essere richiesta da un minorenne dai 14 anni in su senza l’autorizzazione dei genitori). Per quanto riguardava la responsabilità di coloro che commettevano atti di cyberbullismo, il testo originale prevedeva la procedura di ammonimento (la stessa prevista per il 612 bis, cioè lo stalking) e nel caso in cui non ci fosse la recidività la fedina penale non avrebbe avuto nessuna ripercussione. La nuova legge sul cyberbullismo che è stata approvata nei giorni scorsi, invece, si rivolge anche ai maggiorenni e quindi non è più mirata alla tutela esclusiva dei preadolescenti. Io cercherò di creare le condizioni per un passo indietro e per far sì che i minorenni possano sentirsi protetti anche in un mondo virtuale.

D: Senatrice Ferrara, il Suo impegno per la realizzazione di questa legge nasce dalla triste vicenda della ragazzina novarese Carolina, suicida perché vittima di cyberbullismo. Cosa si sente di dire alle vittime e anche a coloro i quali commettono questi atti di cyberbullismo nei confronti dei compagni di scuola?

R: Sicuramente il mio impegno per questa legge è iniziato dopo il suicidio di Carolina, di cui io sono stata insegnante di musica alle scuole medie. Con lei avevo fatto un lavoro di empatia, di rispetto di sé stessa e degli altri, ma né io né i miei colleghi ci siamo impegnati in un’attività di prevenzione di quello che succedeva sui social e sulla rete perché, ai tempi, il fenomeno del cyberbullismo era poco conosciuto e non c’erano stati ancora casi eclatanti.
Io vado in molti Istituti a parlare di questo tema così importante, di solito il lunedì e il venerdì sono i giorni che dedico ai ragazzi, ho avuto la fortuna di visitare circa 70 scuole in Italia e di parlare con gli studenti. Quello che dico ai ragazzi è che la libertà deve essere sempre accompagnata dalla responsabilità e questo è un dato per me fondamentale: i ragazzi devono usare liberamente la rete, però devono capire che ogni cosa che fanno sulla rete rimane per sempre, la foto che pubblicano su un social network non è più di loro esclusiva proprietà. Se noi riusciamo a capire queste comunità digitali e riusciamo ad essere cittadini seri e responsabili di questi spazi virtuali allora tutto andrà bene e se anche ci dovessero essere dei rischi potremo affrontarli con la forza della consapevolezza. A scuola, nelle comunità reali, c’è modo di capire se una persona diventa vittima o no; se non ce ne accorgiamo c’è un po’ di omertà da parte di tutti e questo è un altro tema di responsabilità comune.

D: La legge ora passerà in terza lettura al Senato. Quali sono le prossime mosse da fare?

R: Innanzitutto da Novara è partito un appello importante dal papà di Carolina cui hanno volluto aderire il Vescovo, avvocati, esperti del settore e rappresentati della società civile. Anche alcune associazioni come Save the Children, Terres des Hommes, senza dimenticare il Safer internet centre “Generazioni Connesse” coordinato in Italia dal Miur, hanno espresso evidenti perplessità sull’estensione della legge agli adulti. Spero che ci sia la possibilità di modificare di nuovo la norma e di riportare il focus principale sugli adolescenti.

Giovani Democratici di Novara

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