UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’ITALIA: IL VOUCHER

Tutti ne parlano, molti li usano. Ma quanto ne sappiamo veramente?


aBreve cronistoria

  • Nel 2003 i voucher vengono introdotti in Italia dalla “Legge Biagi” sotto il secondo governo Berlusconi.
  • Nel 2008 il secondo governo Prodi avvia la sperimentazione dei voucher nel settore delle vendemmie.
  • Nel 2009 durante il terzo governo Berlusconi avviene una maggiore liberalizzazione dei voucher che amplia la platea dei potenziali prestatori di lavoro accessorio.
  • Nel 2012 la riforma Fornero ne estende l’applicazione a tutti i settori. Inoltre, fissa il compenso massimo che in un anno un lavoratore può ottenere in voucher a 5000 euro e stabilisce che da un singolo committente se ne possano prendere solo 2000.
  • Nel 2013 il governo Letta cancella il requisito che le mansioni pagate a voucher siano “di natura meramente occasionale”.
  • Tra 2015-2016 il governo Renzi alza da 5000 euro a 7000 euro il limite massimo del compenso che un lavoratore può guadagnare nell’anno (il tetto per ciascun committente o datore di lavoro resta di 2000 euro)  ma vara anche delle strette.
  • L’11 gennaio 2017 la Corte Costituzionale dichiara ammissibile il referendum della Cgil che propone di eliminare completbamente i voucher.

Cosa sono

I voucher nascono con l’intento di regolarizzare il lavoro accessorio, cioè quel lavoro che, per le sue caratteristiche di brevità, occasionalità e saltuarietà raramente veniva regolarizzato in forme contrattuali quindi restava invisibile (cosiddetto lavoro sommerso o nero).

Ogni voucher acquistato dal datore di lavoro ha un valore di 10 euro, di cui 7,50 euro costituiscono il compenso minimo di un’ora di prestazione del lavoratore; i restanti 2,50 euro si ripartiscono in contributi Inps, copertura Inail e spese di gestione.

In questo modo il datore di lavoro, oltre ad agire nella legalità, beneficia anche di una copertura assicurativa Inail, al pari del lavoratore, il quale, oltre al compenso non soggetto a tassazione, beneficia anche del versamento dei contributi all’Inps che andranno ad alimentare la sua posizione contributiva e potranno essere usati in futuro per la pensione. (Dati Inps)

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La polemica

Circolano ormai da diversi anni, ma di voucher se ne parla, persino con toni accesi, soprattutto negli ultimi tempi sulla scia del referendum chiesto a gran voce dalla Cgil per la loro abolizione. Perché questo accanimento contro i voucher? Almeno 2 le ragioni addotte dai suoi detrattori.

  1. I voucher si presterebbero a diverse forme di abuso. C’è il forte sospetto che tali buoni favoriscano il lavoro nero piuttosto che contrastarlo. Per esempio, un gestore potrebbe impiegare un lavoratore per un’intera giornata lavorativa di otto ore e riconoscergli un voucher equivalente ad una sola ora di attività da esibire in caso di infortunio o di ispezione.
  1. La crescita esplosiva dei voucher (passati da poco più di 500mila nel 2008 a quota 145 milioni nel 2016) avrebbe favorito la precarizzazione del lavoro. Chi è per l’abolizione dei voucher ritiene che i datori di lavoro sceglierebbero più frequentemente la formula dei voucher piuttosto che altre forme di contratto più tutelanti.

 

Alcune osservazioni a riguardo

Rispetto al punto 1. il governo Renzi ha aumentato la tracciabilità dei voucher per limitarne gli abusi. Dallo scorso settembre, il datore del lavoro dovrà comunicare all’ispettorato del lavoro, tramite sms o mail, i dati del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione, almeno 60 minuti prima del suo inizio. Sarà sufficiente? Di certo non è una novità l’uso distorto che si fa dei contratti. Si pensi al contratto part time e al lavoro supplementare pagato in nero. Pertanto, il problema pare non essere tanto lo strumento, bensì individuare le modalità per scongiurarne gli abusi, introducendo maggiori controlli e sanzioni.

Punto 2. Per ovviare al problema della precarizzazione sarebbe opportuno individuare e limitare l’utilizzo dei voucher a settori specifici che per natura richiedono il lavoro accessorio, ad es. il settore agricolo, alberghiero e il mondo del volontariato. Inoltre, il voucher andrebbe vietato alle grandi imprese.

I voucher possono anche venire aboliti, ma resta fermo il problema del lavoro accessorio e di come regolamentarlo. Proposte? 

 

Dennis Cova,
Responsabile Lavoro e politiche sociali dei Giovani Democratici – Federazione di Novara

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