Quarantasette centesimi di rispetto

Il circolo dei Giovani Democratici di Novara utilizza il blog dei Giovani Democratici – Federazione di Novara per pubblicare la riflessione di un’iscritta.

Marzo è uno dei mesi più instabili, lunatici e isterici che ci siano. Piove, poi esce il sole, poi nevica e l’ora dopo ci sono 40°C, infine diluvia con un sole che spacca le pietre.
A pensarci bene se fossi un mese credo proprio che sarei marzo. Completamente marzo. Del resto – si sa – noi donne siamo instabili, lunatiche e isteriche, no? Non è questo quello che “si dice” generalmente? È un caso, forse, che la Festa della Donna capiti proprio in questo precario mese primaverile?
Probabile.

Nel corso della storia di vicende per le quali si dovessero ricordare le donne ne sono state trovate tante: nel secondo dopoguerra si vociferava che la commemorazione fosse fatta in ricordo delle centinaia di operaie vittime di un rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton (o Cottons) avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica). Altre versioni citavano la violenta repressione da parte della polizia intervenuta ad una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857, mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti avvenuti a Chicago, a Boston o a New York.

Rimane il fatto che esiste un solo giorno all’anno dedicato interamente alle donne, un giorno da celebrare, da festeggiare. E come? Nelle maniere più disparate, un intero Luna Park del consumismo tutto per noi, aperto per 24 ore.
Non pensiate che non apprezzi il mazzetto di mimose che quasi ogni anno arriva nel salotto di casa mia (la maggior parte delle volte me lo regala la mia mamma, ma lo accetto sempre di buon grado).
Sarei anche bugiarda se vi nascondessi il piacere di ricevere altri regali, biglietti o, ancora meglio, cioccolatini.
Il vero problema è che la Festa della Donna (o meglio, la Giornata internazionale della Donna)  incomincia alle prime ore del mattino e termina la sera, una giornata qualsiasi, in un mese qualsiasi, destinata ad esaurirsi come una comune ricorrenza del nostro calendario.
Ma è giusto?

Prima di scrivere tutte queste righe sono partita facendo una riflessione, mia, personalissima, riguardo la donna, la nostra condizione sociale e quel che significa essere una donna.
Non ho delle risposte precise, è come se dovessi spiegare “cosa significa essere me?”, non lo so: mi vivo e basta.
Sono nata così ed ho sempre vissuto la socializzazione alla mia cultura in maniera del tutto naturale; non ho mai dovuto pensare che il colore rosa fosse per le femminucce e l’azzurro per i maschietti, ma neanche ho mai suddiviso i miei giochi per interesse maschile-femminile, le giostre per maschi e femmine, le riviste…nulla.
L’unica differenza che ho trovato, o forse che ho voluto trovare, sta nell’apparato riproduttore. Stop.

Troppi luoghi comuni ci annebbiano la vista, pensiamo a quante volte sarà capitato di dire o di sentire: “guarda come ha parcheggiato, sarà sicuramente una donna!” e, così, si sprecano le battute sessiste/maschiliste che circolano quotidianamente ovunque: “La donna deve stare in casa, pulire, rassettare, se una donna vede più uomini contemporaneamente è una poco di buono, se si veste in maniera succinta è sicuramente una prostituta, se la stuprano sarà ben colpa sua!”. È tutto solo uno schifo che per l’8 marzo viene censurato, ma dal 9 ricomincia indisturbato a circolare.
Che poi, la discriminazione di genere non è solo verbale: in Italia le donne in Consiglio d’Amministrazione (per citare un lavoro) incassano una retribuzione annua lorda di 26.725 euro, contro i 29.985 dei loro colleghi maschi, i quali svolgono la stessa identica mansione. Noi guadagniamo circa il 10,9% in meno rispetto agli uomini. E la percentuale è in netto aumento quando si tratta di lavori che richiedono lauree specifiche.
Dicono che per ogni euro guadagnato dagli uomini le donne guadagnino quarantasette centesimi (dati Global Gender Gap Report 2016).

È quasi un’utopia parlare di parità di genere in un orizzonte come questo.
Il mondo sbrodola, da sempre, poco rispetto nei confronti della donna ma il vero problema è che il Medioevo è finito da un pezzo e se le donne si mettessero a braccia conserte, per un giorno intero, questo mondo difficilmente andrebbe avanti.
Dovremmo provare.
E dovrebbero provare anche i maschi a fare la donna di casa, la mamma e la lavoratrice (con un salario inferiore), sentendosi dire di tutto per ogni successo lavorativo e personale, dovrebbero provare a fare tutto quel che fanno con il periodo mestruale, con le gravidanze e con la paura di ammettere sul posto di lavoro il desiderio di avere un figlio, poiché incompatibile con i valori produttivi dell’azienda.
Già, dovrebbero provare.

Se immaginassi un futuro diverso per mia figlia vorrei che crescesse con la spensieratezza di poter fare esattamente tutto quello che fanno i maschi, senza essere giudicata per questo.
Vorrei che le possibilità e il reddito derivassero dalla mansione, dall’intelligenza e dall’impegno, non dal sesso.
Vorrei che potesse uscire vestita come meglio crede, senza doversi vergognare o giustificare.
Vorrei che quando sarà grande, un articolo come questo, sia solo un brutto ricordo lontano, perché tra uomini e donne non c’è e non ci deve essere alcuna differenza.

Chiara Tordi – Giovani Democratici di Novara

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