Perché 25 aprile? Tre risposte

Si ragiona tanto sul senso e l’attualità della giornata di oggi, della Festa della Liberazione. E’ una giornata importante, questo è certo, perché è legata alla storia, in parte alla tradizione, quindi perché no? In fondo va sempre bene celebrare momenti importanti del passato.

Ma forse il 25 aprile ha dentro anche altro. Ci sono tre grandi ragioni per cui questa data ha ancora più importanza oggi di ieri, e domani ne avrà più di oggi. Queste tre risposte sono comunità, pace, giovani.

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La proclamazione della Liberazione a Novara

La prima perché la lotta di Liberazione contro il nazifascismo nasce da un moto di popolo, di comunità. Sono donne e uomini, anche giovanissimi, che devono lasciare tutto ciò che hanno e nel farlo decidono che questa nostra Italia sarebbe diventata una terra libera dall’oppressione, dalla barbarie, dall’odio. E’ una comunità che si costruisce su nuove fondamenta, con radici che nascono sui monti e nelle valli della Resistenza, che scorrono accanto ai fiumi dell’intera Italia, arrivano nelle città grandi, medie e piccole. La comunità che si costruisce con il coraggio delle staffette partigiane, la determinazione di donne e uomini di ogni età e ogni provenienza sociale. E’ qui, in quei mesi di sacrifici e lotta, di solidarietà popolare, che si costruisce la comunità nazionale dell’Italia di quel tempo, di questi nostri giorni, e – se saremo all’altezza di questo compito – del futuro. Perché quello spirito di comunità va conosciuto dagli studenti, riacceso nella società, ritrovato nel profondo di ciascuno di noi.


La pace. Parola strana, visto che parliamo di una guerra. Guerra contro l’oppressore nazifascista, certo, ma pur sempre una dolorosa guerra in armi, combattuta da persone normali che in molti casi non avevano mai sfiorato un’arma in vita loro.fiori rossi La pace non è solo l’assenza di guerra; è la conoscenza delle atrocità che la guerra, in ogni tempo e luogo della storia umana, ha sempre portato con sé danneggiando prima di tutto la gente comune, ben più che i potenti di turno. Questa conoscenza va tramandata e rafforzata, generazione dopo generazione, per essere migliori e non rischiare mai di ripiombare nell’incubo delle guerre: è nostro dovere, tramandare conoscenza per costruire pace. Anche oggi, c’è chi cerca di dividere le persone e di aggiungere paura a paura invece di mettersi d’impegno per risolvere i problemi del nostro tempo. Serve invece sapere che il sacrificio laico di centinaia di migliaia di persone è stato fatto per la nostra libertà, i nostri diritti, la pace nel nostro mondo. Ricordiamoli, certo, ma più ancora onoriamo il loro coraggio con un impegno concreto, sociale, politico per la pace.

E noi giovani: siamo importanti. Siamo il perno di ciò che sarà domani il nostro Paese, l’Europa e il nostro mondo. Dobbiamo abbandonare la superficialità senza rinunciare alla giusta spensieratezza della vita: conoscere, approfondire, capire. Rileggiamo le storie normali e al tempo stesso speciali di quelle ragazze e ragazzi mossi da un profondo istinto di giustizia e libertà: riscopriamo la nostra libertà nel loro coraggio, nelle loro parole e in ciò che li ha portati a lottare per il futuro, invece che aspettare che forse qualcun altro lo facesse al posto loro.


download (1)Stamattina
, durante la tradizionale celebrazione del 25 aprile a Novara, nell’affollato cortile del Broletto, dopo i discorsi e la bella pagina dei bambini delle scuole impegnati nella lettura delle lettere dei partigiani, si è suonato l’Inno di Mameli e Bella Ciao. Due bei canti di riscossa e libertà. Ma la cosa più bella è stata che, finita la musica del nostro inno nazionale, vicino a me una bambina dai capelli biondi, non più di 3-4 anni, ha iniziato a saltellare intorno alla sua mamma gridando contenta “Mi piace Italia, mi piace Italia!”. Non ho potuto fare a meno di sorridere di fronte a quella scena, così spontanea e piena di senso. Ecco, facciamo ciò che facciamo anche e soprattutto per lei e tutti i bambini come lei, perché tra qualche anno e per molti anni possano continuare ad amare l’Italia, la sua storia, le sue lotte, il suo domani.

Gill Gastaldelli,
Segretario GD Federazione di Novara

 

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