Lezioni da Capaci

Tanti di noi, quel 23 maggio 1992, non erano nemmeno nati. Quel giorno di 25 anni fa quando la mafia fece saltare in aria il tratto di autostrada vicino all’uscita di Capaci dove stavano passando le auto con a bordo il giudice antimafia Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre degli agenti di scorta:  Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. 

Questa non sarà la cronaca di quei fatti, di quelli che li precedettero e seguirono. Primo, perché per ripercorrere la storia bisogna conoscerla molto bene, e non improvvisarsi. Secondo, perché le fonti autorevoli e documentate sono molte: per chi volesse approfondire questi fatti consiglio ad esempio WikiMafia, la prima enciclopedia online sul fenomeno mafioso.capaci 

Capita però di dimenticare facilmente perché la mafia, e a dire il vero non solo Cosa Nostra ma tutte quante le mafie, non siano ancora state sconfitte. Com’è possibile? E’ possibile fin quando ad alcuni converrà di più che continuino ad esserci illegalità, violenza e sopruso invece che legalità e giustizia. E, meglio, fin quando questi “alcuni” si troveranno all’interno delle strutture fondamentali dello Stato, ne devieranno le azioni, ne condizioneranno da dentro i processi fondamentali.

Non è tutto il “sistema” ad essere corrotto: pensare che tutti rubino, che tutti siano criminali e mafiosi è esattamente ciò che le mafie vogliono, perché se tutto va male allora non c’è tutta questa urgenza o possibilità di fare una lotta forte e concreta contro le mafie. E’ un po’ come trovarsi di fronte a 20 persone sapendo che almeno una di loro ha appena commesso un omicidio: per capire di chi si tratti una delle scelte peggiori sarebbe quella di convincersi che tutti siano in qualche misura colpevoli. E così, alla fine, i veri colpevoli non pagheranno mai davvero, e tutto finirà in un sordo dimenticatoio.

S’impara, con il tempo, a capire che non sempre le cose sono semplici. E quelli che si fregiano facilmente del titolo di “antimafia” sono persone che poi rischiano di essere meno limpide di quanto vogliano far credere. I “professionisti dell’antimafia” sono astuti, furbi, a volte anche felpati nelle loro azioni. Lo sono al punto da contaminare le istituzioni, torcendole al proprio servizio e facendone comoda anticamera di rampanti e rosee carriere. Il tutto continuando a sorridere e far notare a tutti che loro, i veri antimafiosi, sono indispensabili perché tutto il resto, tutto intorno, è marcio.

falcone-20-anni-dalla-strage-di-capaci-e-la-morte-del-giudice-e-della-sua-scorta--4--806820_0x410La prima lotta che siamo chiamati a fare è quella dell’eliminazione delle mentalità mafiose. Partendo proprio dalle nostre teste, dai piccoli e grandi gesti individuali di ogni giorno. Rigettiamo, allora, la violenza e il sopruso, e rifiutiamo noi per primi la logica del “branco” sempre barbarica contro il più debole e subdolamente remissiva verso il potente di turno. E ribelliamoci quando vediamo violenze e soprusi, dapprima nei nostri quartieri, nelle nostre scuole e sui nostri posti di lavoro, e quindi ovunque nel mondo. Anche chi pensa di poter trarre vantaggio per sé a discapito di qualcun altro grazie all’intermediazione mafiosa, deve sapere che se accetta la logica e l’azione delle mafie prima o poi egli stesso si ritroverà con un proiettile conficcato nel cervello. E magari il suo caso sarà archiviato come suicidio.

Un’altra lotta, unita alla prima, è la lotta politica. Anzi, è una lotta per la politica. Essa deve essere al servizio delle persone, con legalità e trasparenza; altrimenti non è politica, ma malaffare e parassitismo. I partiti devono essere strumenti per rendere effettiva la democrazia e la partecipazione, come impone la nostra Costituzione. Ma se i partiti vengono infiltrati, contaminati e quindi asserviti da logiche mafiose, allora essi si trasformano in macchine di malaffare, corruzione, illegalità. Questo dobbiamo capire e praticare: chi ha anche solo atteggiamenti mafiosi, va respinto, allontanato dalla gestione dei partiti, cacciato dalla vita pubblica. E se vi è un caso di illegalità, questo va denunciato, combattuto, e mai taciuto. Vale per tutti, di ogni parte politica. Ma deve valere con ancora più rigore, fermezza e determinazione se e quando questi fatti di illegalità toccano la nostra parte politica: e questo non perché la nostra debba patire più delle altre, ma perché se dobbiamo essere noi stessi il cambiamento che vogliamo nel mondo, occorre iniziare a mettere in pratica le nostre idee. E cominciare da noi stessi, ciascuno il suo, per poi poter lottare come si deve.

Gill Gastaldelli,
Segretario GD Federazione di Novara

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