In arrivo la legge sul “Lavoro 4.0” nelle aziende. Di cosa si tratta?

construction-site-build-construction-work-159306.jpegBonus per “lavoro 4.0”: di che cosa si tratta? E’ spiegato da Carmine Fotina e Claudio Tucci in questo articolo pubblicato qualche giorno fa su Il Sole 24 ore.

 

Dopo gli investimenti, il capitale umano. Il piano Industria 4.0 entrerà subito dopo l’estate nella sua seconda fase, già ribattezzata Lavoro 4.0. Intorno a un credito di imposta per la formazione, il governo intende costruire un nuovo schema di incentivi che dovrebbe poi confluire nella prossima legge di bilancio. Il tassello centrale, disegnato dopo alcune riunioni tra ministero dello Sviluppo economico, Lavoro e Istruzione, dovrebbe essere un bonus fiscale sulla formazione nella forma di un credito di imposta per spese legate alla digitalizzazione dei processi produttivi, nella misura del 50% fino a 20 milioni di euro. Per renderlo compatibile in manovra con le esigenze di copertura finanziaria, il beneficio potrebbe essere varato in forma “incrementale”, cioè calcolato sull’aumento della spesa rispetto alla media del triennio precedente.

Lavoro 4.0 sarà al centro di una cabina di regia tra ministeri a settembre e alla fine del mese il tema approderà sul tavolo delle tre “ministeriali” del G7 Industria di Torino. C’è la convinzione, a partire dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che questo tema, con tutte le implicazioni legate ai rischi di cancellazione o comunque profonda trasformazione di posti di lavoro indotti dall’automazione digitale, richieda una stretta correlazione con gli accordi sindacali.

lavoroL’idea in altre parole è stimolare la formazione continua anche attraverso la leva della contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale, oggi peraltro conveniente grazie agli sgravi ad hoc. Il vantaggio fiscale dovrebbe essere strettamente collegato alla contrattazione di prossimità, finendo per incentivare proprio gli sforzi formativi delle imprese (già ora grandi accordi nazionali, come quello, per esempio, dei metalmeccanici, hanno puntato dritto sulla formazione del capitale umano che con questa misura allo studio diventerebbe decisamente più appetibile).

I tecnici avrebbero trovato una convergenza sullo strumento del credito di imposta, dopo una prima ipotesi di ricorrere invece a un superammortamento fiscale sulla scia di quanto fatto in questi ultimi due anni a sostegno degli investimenti in macchinari. Beneficerebbero dello sgravio sia le imprese che hanno già investito nelle nuove tecnologie sotto la spinta di Industria 4.0, e, quindi, adesso hanno bisogno di formare lavoratori in grado di saper governare e gestire la nuova strumentazione; sia le aziende, essenzialmente Pmi, che finora non hanno avviato veri percorsi di digitalizzazione, ma che vorrebbero comunque formare i propri addetti in vista del successivo salto tecnologico (non a caso si starebbe pensando di vincolare il bonus agli investimenti tecnologici da realizzare nel giro di un paio d’anni).

pexels-photo-221047.jpegA settembre si chiuderà il cerchio, una volta completate anche le simulazioni in termini di copertura finanziaria. È probabile che non sarà l’unico aggiornamento di Industria 4.0. Ad esempio, anche alla luce dei prossimi dati sugli investimenti delle imprese in macchinari, si stabilirà se e come procedere sugli incentivi fiscali già oggi in vigore. Non ci sono decisioni definitive, ma un’idea potrebbe essere estendere l’iperammortamento al 250% sia con una proroga di un anno per effettuare l’ordine (portandola a tutto il 2018) sia con un’estensione dei beni agevolabili. Si pensa infatti di far rientrare a pieno titolo nell’elenco anche i software, oggi invece agevolati con il superammortamento al 140% (sempre se collegati a un investimento in macchinari 4.0).

Potrebbe invece scadere senza proroga il regime del superammortamento che vale per i beni strumentali tradizionali.Due le valutazioni che si fanno: da un lato questo strumento è molto più costoso per le casse dello Stato (agisce su una platea di 70 miliardi di investimenti contro i 10 circa dell’iperammortamento), dall’altro il messaggio di politica industriale da dare deve essere fortemente concentrato sulla nuova innovazione di tipo digitale.

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