La mia Festa Giddì. Ripartiamo da qui

1-xoMPh87Do3EF3jkMKLJ6GQRipubblichiamo dal blog di Agorà Sociale la riflessione del nostro Dennis Cova sulla Festa nazionale dei Giovani Democratici (Palinuro, 2-4 settembre 2017). 

Alla fine si è svolta senza troppi problemi, lo scorso fine settimana a Palinuro (in Campania), la festa nazionale dei Giovani Democratici che secondo gli organizzatori ha coinvolto oltre 250 ragazzi e ragazze provenienti dai circoli di tutta Italia. Tra costoro c’era anche una delegazione in rappresentanza della federazione novarese, peraltro l’unica dal Piemonte. Il clima pre-festa non è stato certo dei migliori, in virtù degli insulti e minacce anche di morte che hanno raggiunto la pagina Facebook dei GD in risposta ad un loro post polemico su Matteo Salvini. L’eccezionalità del caso ha costretto Mattia Zunino, segretario nazionale dei GD, a denunciare i fatti alle autorità competenti che hanno pertanto predisposto misure di sicurezza eccezionali durante i giorni della kermesse.

ARTICOLO DI REPUBBLICA SULLE MINACCE RICEVUTE DAI GD

Avendo partecipato di persona alla tre giorni posso dire che è stata una festa molto bella e distesa dove abbiamo potuto sperimentare quel senso di comunità e dialogo che nel PD si è forse smarrito da tempo con alcune inevitabili ricadute negative anche sulla sua giovanile. Correnti, capibastone… sono termini entrati ormai nel gergo comune anche dei giddì e che personalmente mi fa vivere con preoccupazione l’ultima fase congressuale: il rinnovo della segreteria provinciale, dove il rischio è che si parli sempre e solo di numeri, mai di contenuti.

Vi racconterò ora solo un piccolo incidente a cui ho assistito personalmente alla festa, che apre a riguardo alcune riflessioni. Nella tarda serata di sabato 2 settembre, dopo che la piazza principale di Palinuro si era svuotata al termine degli interventi sul palco del vicesegretario del Pd Maurizio Martina e poi dei Socialisti Gaudenti (per chi non li conoscesse, consigliamo di seguire la loro satira politica su Facebook), mi giunge notizia che un gruppo non ben identificato di ragazzini ha strappato dal palco alcune bandiere giddì. “Sarà un gruppo di fascistelli” sento dire da qualcuno di non ben identificato mentre sono fuori da un locale non troppo distante dal luogo “del crimine”. Così io e altri giddì ci incamminiamo verso la piazza. “Quei codardi saranno già scappati, gliela faremo pagare!” dice qualcun altro, ma ci sbagliavamo, per fortuna!

Vicino al palco troviamo infatti un un gruppetto di giovanissimi che, una volta tanto coi fascisti non aveva nulla a che fare (se non nei modi forse) e che si identifica subito con l’essere “più a sinistra del PD”. Insomma l’opposto di quello che pensavamo di trovare. Il gruppetto di vandali motiva il loro gesto spiegandoci di essere “in conflitto con molte scelte del PD a partire dalle alleanze a destra del partito”. Ragion per cui non si sentono di certo rappresentati anzi minacciati da noi. Ne nasce un’inaspettata e piacevole discussione sui temi dell’agenda politica più recente e pian piano iniziamo a conoscerci a smussare certi pregiudizi da entrambe le parti finché scherzando non chiediamo loro di tesserarsi con noi perché nella giovanile c’è ancora “chi legge e capisce Lenin”.

Non ho intenzione di concludere il mio aneddoto con una morale sulle scelte ideologiche del PD, semmai lo farò nelle sedi opportune. Ma se ho deciso di scrivere queste poche righe è perché l’incontro di sabato sera è stato per me molto significativo ed è sintomo di una comunità, quella della giovanile del partito (ma non solo della sua parte più giovane) che deve tornare ad occupare lo spazio delle piazze non solo con i palchi e non solo aspettando che siano gli altri a farci visita (come successo a Palinuro). Una comunità ha il vantaggio che può contare sulla coesione dei suoi componenti ma al contempo deve sfuggire alle tendenze isolazioniste. Al momento la giovanile e il PD non sono né coesi né un contenitore sempre aperto. Toccato il fondo possiamo scegliere di risalire, no?

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