Corto Maltese o nuove prospettive verso l’Oltre

Un pezzo del nostro Manuel Tugnolo su un personaggio poco conosciuto ma tutto da scoprire, tornato recentemente d’attualità.

Quante volte avrai sentito che leggere allarga gli orizzonti, amplia il proprio bagaglio culturale e conoscitivo, ti fa viaggiare in mondi di carta. Avrai visto personaggi famosi in pubblicità dirti: «Io leggo, e tu?» e ti avranno consigliato titoli di saggistica, romanzi, letture varie.

Lasciamo da parte questi consigli pedanti. Perciò oggi ti parlerò di fumetti. Anzi di un fumetto in particolare. Che però non è neanche un fumetto. «E allora cos’è che è!?», potresti chiederti.

Se a leggere la parola fumetto ti è subito venuto in mente Topolino o un manga, non è su questi che andremo a parare. Se vogliamo rendere onore all’ideatore, Hugo Pratt, dobbiamo definirlo come il romanzo di un «narratore verbo-visivo» (cit. Umberto Eco), che prende le due dimensioni e tesse delle trame tutt’altro che banali o fantasiose.

13508841_1220612731295796_4594180208544834897_nUn pregiudizio ancora abbastanza diffuso è che tutti i fumetti siano roba per bambini. Tutt’altro. Immaginati Eco, che commentava la creatura di Pratt ed un altro capolavoro come il Maus di Art Spiegelman con la stessa intensità che metteva in altri vasti campi del sapere. Pensa alle graphic novel, all’ironia di Zerocalcare con l’occhio rivolto verso l’attualità, al sempreverde Tex che giusto nel numero di maggio ha trattato la questione irrisolta del razzismo dopo la guerra civile americana – non proprio una cosa da ragazzini -, alle biografie romanzate di Pier Paolo Pasolini, David Bowie, Fidel Castro. E l’elenco potrebbe continuare.

Perciò oggi, in occasione del cinquantesimo e dell’uscita a puntate su la Repubblica di una nuova storia (Equatoria), ti parlerò di Corto Maltese. E le cose sono due: o senti questi nome e cognome per la prima volta o l’hai accostato ad un capitano di marina visto su qualche manifesto di Casa Pound in cui gli si dava del camerata o, se studi in Cattolica a Milano, come logo del gruppo letterario Sturm und Drang.

Non è mia intenzione fare un’operazione strumentale ed elevare la creatura che fu di Pratt (ed ora di Juan Diaz Canales e Ruben Pellejero) ad esempio per la sinistra: non si può ingabbiare in queste categorie un autentico spirito libero di questo calibro.

E allora perché fare tutto questo discorso? Perché ci sono dei buoni motivi per cui millenials come me e come te potrebbero seguire le rotte di Corto:

Perché è estraneo a schemi preconfezionati. Figlio di un marinaio inglese e di una prostituta gitana, è uno di «quelli che non mettono mai radici», libertario nei modi e, se lo guardi bene, vagamente bohémien nell’estetica: e questo basterebbe a metterlo a sinistra. Epperò ammira il barone Maximilian Von Ungern-Sternberg, che vuole schiacciare i bolscevichi in Russia, ed il suo essere capitano si riscontra anche nel suo spirito cameratesco; lo stesso Pratt, da repubblichino, aveva poi militato nella celebre Xa Flottiglia MAS: e questo lo farebbe spostare a destra. Il rischio è di avere un Corto per tutte le stagioni, il tutto per un vizio nell’approccio: non potrai ingabbiarlo in schemi politici, perché Corto non è un prigioniero da essere rinchiuso in queste categorie.20953050_1673184046038660_8425358080482699861_n.jpg

Perché è un personaggio col profondo senso dell’avventura. Parte giusto per partire, alla ricerca dell’Oltre, di nuove opportunità e di tesori che hanno affascinato molti precedenti; proprio in Equatoria, la scintilla è la ricerca dello specchio magico del leggendario Prete Gianni. Ed è così che vive come testimone oculare molte vicende del primo Novecento, dalla guerra russo-giapponese nel 1905 alla Spagna divisa tra franchisti e repubblicani, e conosce personaggi come un giovane portiere di albergo di nome Josif Stalin, Jack London ed un Winston Churchill all’inizio della sua carriera politica. Nelle nostre vite scandite dall’abitudine e da «Stessa storia, stesso posto, stesso bar» (per citare gli 883), può essere stimolante cambiare routine, cogliere un’occasione al volo o anche solo passare per quella via che non abbiamo mai percorso. Nuove prospettive verso l’Oltre, che non fanno che arricchire.

Perché, nel 1913, vive un’epoca politicamente turbolenta come noi nel 2017. In Una ballata del mare salato, tesi sono i rapporti tra Inghilterra e Germania, dal momento che il neonato Reich vuole la sua fetta coloniale nello scacchiere del mondo, facendo così scricchiolare il bipolarismo Alleanza-Intesa in un’Europa che sta vivendo gli ultimi sussulti come cuore del mondo. Ora Corto è ad Alessandria d’Egitto quando sente parlare di «episodi di violenza contro tutto quello che è considerato straniero», dopo la creazione di un Partito Nazionale. Trova le differenze con le vicende delle ultime settimane: visti dal 2017, i primi anni del Novecento non sembrano poi così antichi.

Perché è un personaggio inattuale. Potremmo dire pasoliniano, a leggere questa dichiarazione di Pratt: «Corto Maltese non morirà, Corto Maltese se ne andrà perché in un mondo dove tutto è elettronica, è calcolato, tutto è industrializzato, è consumo, non c’è posto per un tipo come Corto Maltese». È l’uscita dalla logica in cui viviamo, domandarci se oltre ad essa c’è qualcos’altro e a questo punto guardare le cose da una prospettiva differente. Un esercizio della libertà, insomma.

Detto questo, io levo le ancore, e tu?

 

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