Bruciato vivo. La degenerazione pubblica e come uscirne

Angelo Parisi è un politico. E’ siciliano, e se il MoVimento 5 Stelle vincerà le elezioni regionali del 5 novembre lui diventerà Assessore ai rifiuti. Quindi ha pensato bene di portarsi avanti con il lavoro e produrne autonomamente in gran quantità, di rifiuti. 

Scrive su un social network, rivolto al deputato PD Ettore Rosato: “Facciamo un patto: se questa legge sarà cassata noi ti bruciamo vivo“. La legge in questione è l’ormai stranota norma elettorale appena approvata dal Parlamento. Ma non è questo il punto. Appena si scopre il fattaccio, crescono ondate di indignazione contro le parole del politico M5S e di solidarietà a Rosato. Poi Parisi dopo ore si scusa, “può capitare” pare essere la lungimirante linea difensiva. Poche chiacchiere e al bando il politichese: il dirigente (cittadino, s’intende) 45enne grillino ha scritto ciò che ha scritto con piena consapevolezza e la frase è talmente chiara da non essere fraintendibile.

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Fa impressione la crudezza di quella frase, certo. Fa impressione soprattutto perché rievoca azioni che fanno parte di tempi bui, quando le persone venivano davvero bruciate vive; o incarcerate, torturate, uccise perché le loro idee politiche erano diverse da quelle di chi governava. Ecco, le parole sono pesanti proprio perché il M5S non è un partitino estremista che non governerà mai; ha legittime ambizioni di arrivare al governo nazionale perché ci sono milioni di persone che credono nel M5S e lo voteranno. Ma che idee porti al governo? Che linguaggi, che pratiche politiche? Come desidereresti che diventasse l’Italia quando riuscirai a governare? Un Paese dove bisogna avere paura di fare politica all’opposizione? L’abbiamo già avuta un’Italia così, ed è finita perché centinaia di migliaia di donne e uomini, di ogni età e da ogni angolo del Paese, si sono ribellati al fascismo. Quel tempo buio è finito a testa ingiù in Piazzale Loreto, e non tornerà. Usare linguaggi fascisti è grave, rendiamocene conto: non è una bravata.

A ben vedere, però, non dovrebbe stupire questa violenza verbale. I social la amplificano, è vero: una frase ignorante può raggiungere un pubblico di milioni di persone in pochissimi minuti, essere condivisa migliaia di volte e addirittura far cambiare opinione politica a chi la legge. Ricordiamoci conto però, che il M5S ha un forte nucleo di rabbia aggregata. A chi è capitato tante volte di parlare con militanti o elettori convinti del M5S non dovrebbe suonare strano l’uso di un linguaggio violento contro gli avversari politici, veri e propri nemici antropologici a ben vedere.

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Fin dagli albori della creatura nata da Beppe Grillo e oggi di proprietà di Davide Casaleggio, è sempre stato molto diffuso il refrain del “processare i politici”. Gli altri, manco a dirlo. Quella del processo popolare contro chi finora ha governato è un’immagine molto forte e non nuova, ma che si sente molto nei luoghi di formazione para-primaria dell’opinione politica: in altre parole, sono le tipiche frasi che si dicono nelle discussioni ai mercati rionali, al bar sotto casa e, appunto, in queste strane “piazze virtuali” che sono i social network. Quindi il M5S cosa fa? Incanala questa rabbia aggregata dandole una forma, uno sbocco politico-elettorale.

Riassunto: quello che ha detto Parisi a Rosato è inaccettabile. E è inaccettabile che questo politico – appartenente alla strana casta degli onesti di professione – non sia stato ancora cacciato dalle liste del M5S. Ma attenzione: essere indignati non deve significare fare le stesse (o simili) cose contro i nostri avversari. La politica non può ridursi alla barbarie, alla violenza delle parole che poi diventa anestesia delle coscienze. La politica è confronto, è saper mettere da parte gli istinti animali e concentrarsi sulle cose concrete da fare: dietro a queste “cose da fare” ci sono passioni, ideali e – perché no – culture politiche e ideologie. Se sostituiamo la piazza con l’arena delle belve, allora un giorno potremmo a cuor leggero decidere di sostituire le elezioni con una maxi-rissa in cui vince chi picchia più forte. Siccome non sarà questo il futuro, l’impegno di tutti – politici e non solo – deve essere di emarginare chi si permette di infangare la dignità del confronto politico con parole di violenza e prevaricazione. Sempre, comunque, e a testa alta. 

 

Gill Gastaldelli,
Segretario GD Federazione di Novara

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