Direzione GD Piemonte – Gli interventi novaresi/1

Pubblichiamo qui gli interventi dei Giovani Democratici novaresi durante la direzione regionale GD dello scorso finesettimana a Torino. Questo è l’intervento di Lorenzo Bontempi, iscritto al Circolo della città di Novara e membro di Segreteria regionale GD. Cosa ne pensate?

«Papà papà, com’era il mondo quando tu eri giovane?»

«Il mondo quando io ero giovane?!»

«Beh innanzitutto il nostro paese non stava mica così bene come adesso, pensa che una crescita dello zero virgola veniva raccontato come un successo. Infatti non tutti avevano un lavoro e chi lo aveva veniva pagato poco e licenziato spesso.
Pensa che si volle risolvere il problema introducendo un contratto che permetteva ai datori di lavoro di guadagnare lasciando a casa i dipendenti.
Ma anche la scuola era diversa, si studiavano i congiuntivi ma non si studiava il diritto costituzionale, l’educazione alla tolleranza, l’educazione all’affettività, alla prevenzione contro le dipendenze.
Piuttosto si cercava di mandare subito i ragazzi a lavorare o a giocare a calcetto, oppure si regalavano soldi a tutti gli studenti, anche a quelli ricchi, dicendo ai ragazzi di formarsi da soli.
Per non parlare poi delle disuguaglianze: sapevi che l’1% delle persone aveva tanti soldi quanto il restante 99%?
E ai ricchi non facevamo neanche pagare le tasse nel nostro Paese.
Per non parlare dell’inquinamento e delle guerre, pensa che nei giorni in cui ad Afrin i bambini e le persone venivano massacrate, nessuno diceva niente…
E non sai gli adulti com’erano! Invece di fare gli adulti si comportavano da bambini: insultavano gli altri su Facebook, non sapevano confrontarsi e i maschi pensavano di poter picchiare le donne…
Ma a dire il vero anche i giovani mimavano i difetti degli adulti e quindi alcuni si divertivano a “giocare alla politica”.
Insomma il problema più grave per tutti erano le poltrone, sì quelle che utilizziamo per sederci, volevano addirittura fare una riforma costituzionale per abolirle».

«Papà ma è bruttissimo, e come siamo arrivati fin qui?»

«Caro, poi è arrivato un Partito di sinistra e ha cambiato le cose. Oggi la sinistra non serve più ma ti voglio raccontare cos’era:
La sinistra era un’idea, una visione del mondo, era un insieme di persone che avevano gli stessi valori.
Anzi, erano tante persone che amavano la stessa cosa:
Amavano gli ultimi.
Amavano quelli che scappavano dalle guerre, quelli che non avevano uno stato, quelli senza lavoro o che venivano pagati poco, quelli che si dividevano l’1% della ricchezza.
Avevano idee diverse sul modo di cambiare il mondo: alcuni hanno persino imbracciato il fucile, erano guerriglieri, sacerdoti, partigiani.
Altri sono morti disarmati, uccisi magari dopo aver fatto cento passi o una riunione ad Utoya.
Ma tutti loro formavano la sinistra.
Arrivò quindi questo grande partito che distolse gli ultimi dal voler far la guerra ai penultimi.
Questo partito insieme al sindacato, a tante associazioni, ai partiti socialisti d’Europa e del mondo, il mondo finirono per cambiarlo»

Sono queste le parole che ci piacerebbe dire ai nostri figli.
E quindi oggi a noi dico: recuperiamo la nostra identità, che non ci serve solo per dire no al Movimento 5 Stelle, ci serve anche per raccontare chi siamo.
Recuperiamo il valore del pluralismo.
Recuperiamo l’energia per fare politica con il cuore e non solo con la cattiveria agonistica.
Noi giovani dobbiamo guidare questo processo.
Dobbiamo dare speranza, senza essere populisti come siamo stati in questi anni.
Abbiamo tanti circoli da cui ripartire, circoli che sono appena stati mortificati dall’elaborazione delle liste elettorali.
Ripartiamo dai circoli e da chi è fuori, dai tanti compagni che lì non ci sono più.
Ripartiamo senza essere ostaggio di un gruppo dirigente inadeguato.
Se si riparte da qui e non dai selfie con Marchionne avremo in futuro, altrimenti avremo fallito.
Avremo un futuro anche se tra i nomi che ci piombano addosso come probabili candidati alla segreteria del partito, uscirà anche il nome di una donna, di loro in questa società abbiamo tremendamente bisogno.

Concludo con alcune parole di Enrico Berlinguer che in una trasmissione tv disse:
“Noi vogliamo una società nuova che abolisca questi privilegi, questo potere di classe, e vogliamo una società socialista che corrisponda alle condizioni del nostro Paese, che rispetti tutte le libertà sancite dalla Costituzione, tutte le libertà meno una: quella di sfruttare il lavoro di altri esseri umani, perché questa libertà tutte le altre distrugge e rende vane.”

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