Il nostro nemico ha un nome: indifferenza.

74 anni fa si aprivano le porte di Auschwitz, il più grande campo di sterminio nazista. Fuori, ad abbatterne i cancelli, l’Armata Rossa. Dentro, prigionieri di qualcosa peggiore dell’inferno, migliaia di esseri viventi a cui i nazisti e tutti i loro complici strapparono via la dignità umana. Donne, uomini, anziani, bambini.

Come ha ricordato ieri sera il nostro Tommaso Vitarelli, assessore alla cultura del Comune di Cerano, tra quelle persone c’era anche una bambina di 8 anni. Liliana, dopo essere stata cacciata dalla sua scuola, divenne suo malgrado una profuga: con il padre tentò la fuga in Svizzera; una volta lì, però, quel Paese che avrebbe potuto ospitarli, dare loro un tetto e una possibilità di sfuggire all’orrore con cui il regime nazifascista stava devastando tutta l’Italia da Nord a Sud, li respinse. Non li accolse perché, dissero, la Svizzera era troppo piccola per accogliere gli italiani. Li riconsegnarono ai nazifascisti, che li spedirono ad Auschwitz, nelle fauci dell’inferno. Liliana però, nonostante tutto, riuscì a sopravvivere. Oggi Liliana Segre, è Senatrice a vita della Repubblica Italiana: come testimonianza, ogni istante, di quello che è stato.

L’abominio della Shoah è il fatto più tragico della storia umana. Conoscere che cosa è stato, conoscere le persecuzioni fatte contro tutti i “diversi”, contro gli oppositori politici dei regimi, contro gli ebrei, conoscere per non dimenticare. Solo così si può non ripetere, si possono avere gli anticorpi civili, culturali e sociali per riconoscere il male e non permettere che ritorni sotto altre forme, con altre parole d’ordine e altre vittime.

Quello sterminio è nato, prima di tutto, dall’indifferenza. L’indifferenza di chi preferì girare la testa dall’altra parte piuttosto che prendere una posizione contraria a quelle ideologie di odio, guerra e morte. Per paura, o per disinteresse, o per la cinica illusione di essere al riparo da rischi perché “persone normali”. E l’indifferenza genera gli orrori.

Siamo sicuri che i lager libici del 2019 siano davvero così tanto diversi dai campi nazisti del 1944? Siamo sicuri che i trafficanti di esseri umani del XXI secolo siano così diversi dai soldati nazisti e fascisti degli anni ’40? Siamo sicuri che chi scappa da quell’inferno libico provando a attraversare il nostro mare sia così diverso da Liliana e tutti i perseguitati della Seconda Guerra mondiale? Siamo sicuri che gli scafisti di oggi siano così diversi da quei cinici criminali che si facevano pagare per far attraversare illegalmente un confine a decine di italiani pronti a rischiare la vita pur di scappare? E siamo sicuri che le frasi fatte che leggiamo su Facebook o nei gruppi Whatsapp siano così diverse da quella ignobile frase che gli svizzeri dissero agli italiani che scappavano?

E, in fondo, siamo sicuri di essere così diversi da quelle persone che credevano di essere al sicuro dall’orrore dello sterminio? Siamo sicuri che l’indifferenza con cui tanti guardano oggi chi rischia di annegare in mezzo al mare sia così diversa da quella torbida indifferenza di chi vedeva i rastrellamenti degli ebrei e, potendo fare anche solo una piccola cosa, ha preferito voltarsi dall’altra parte?

Ecco allora che il vero nemico non è il nazismo, il fascismo o il politico di turno con smanie autoritarie. Il nemico è qualcosa di più complesso, è l’indifferenza con cui rischiamo di guardare il mondo intorno a noi e voltarci dall’altra parte, fingere di non aver visto o che in realtà quello che succede possa non riguardarci, non sia affare nostro.

Qui sta tutto: la politica è il modo per prendere parte, per smettere di essere indifferenti.

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