Il Manifesto di RiformaGD…

     La riforma dell’organizzazione giovanile sarà una conseguenza: con la direzione nazionale di Bologna abbiamo iniziato a porne insieme le premesse. Sono le pietre miliari di un percorso che dovrà condurci nei prossimi mesi a costruire i Giovani Democratici del futuro: l’abbiamo iniziato con la consapevolezza che sarà un cammino impegnativo e la volontà di raccogliere lungo la strada le passioni e le speranze di una generazione pronta a confrontarsi con una nuova stagione politica e divenirne protagonista.

 

     Costruire i Giovani Democratici del futuro significherà innanzitutto costruire con la coscienza del proprio tempo: della rapidità del cambiamento avvenuto e di quello in atto. E lavorare riuscendo a ricavare strumenti dai materiali che i nostri tempi offrono:  le nuove forme di aggregazione politica e le esigenze mutate di chi vive una realtà troppo diversa da quella in cui ha creduto e sperato.

E’ una sfida che richiede coraggio, perché ci chiede di interrogarci sulla trasformazione dei modelli tradizionali ma anche sulle alternative ad essi: e che dovrà spingerci a ripensare il ruolo della giovanile affinché essa continui ad essere uno strumento necessario di miglioramento della società.

E’ una sfida che passa necessariamente per il contrasto tra quanto in questi anni è stato promesso, dal sistema politico e dai suoi attori, e quanto è stato realizzato: e dalla cifra del divario siamo convinti verrà un’indicazione chiara sulla direzione da intraprendere.

Comprendere il proprio tempo per poter scegliere il proprio ruolo: prima premessa.

 

     Costruire i Giovani Democratici del futuro significherà anche scegliere il modo migliore per farlo: consapevoli che il metodo per animare il confronto inciderà sui contenuti e sugli esiti di quel dibattito. 

Abbiamo una certezza: l’occasione per discutere di riforma dei Giovani Democratici non andrà sprecata se sarà una discussione viva, attiva. Partecipata. Una discussione che non si esaurisca in un ordine del giorno o in una iniziativa, ma realizzi un percorso per tappe.

Non sarà mera retorica se avremo la capacità a la lungimiranza di condividere le scelte e prima ancora i processi decisionali che a quelle scelte mettono capo. Per questo la nostra riforma dovrà essere non solo democraticamente scelta, ma prima diffusamente discussa, con una discussione che richiederà di essere ascoltata ma prima ancora di essere nutrita: di cultura politica da un parte, e passione dall’altra.

La conoscenza degli atti fondamentali per la vita democratica della giovanile e del partito, la possibilità di confrontare il nostro modello organizzativo con quello delle altre giovanili in Europa e nel mondo, l’occasione per approfondire la conoscenza degli elementi e degli strumenti di scienza politica. E ancora: luoghi reali dove far vivere il confronto sui territori e spazi virtuali dove condividere le buone pratiche realizzate e le proposte da attuare.

Mettere in moto un processo inclusivo per realizzare la giovanile di tutti: seconda premessa

 

     Costruire i Giovani Democratici del futuro significherà allora interrogarsi sull’organizzazione utile: senza timore di andare alla ricerca del modello più funzionale piuttosto che di quello più attraente nell’affrontare i grandi temi che già da tempo ci vengono indicati dai nostri iscritti.

Il punto di partenza è senza dubbio il rinnovamento dei meccanismi della nostra vita democratica: occorrerà riflettere sullo snellimento di alcuni organi e parallelamente andare alla ricerca di nuovi metodi per garantire rappresentatività ai territori e agli iscritti. E’ il momento di rivedere la struttura, superando ipertrofie e sperimentando nuovi momenti e nuovi luoghi di formazione dell’iniziativa politica, anche esterni ad essa. Il che significa non disconoscere il ruolo degli organismi dirigenti, ma assicurare che essi trovino un solido e costante confronto con tutta l’organizzazione.

E far fronte nello stesso tempo ad altre istanze non più rinviabili: come avere classi dirigenti preparate, come aggregare attorno a noi sempre più giovani e sempre più pezzi di società, come rendere il nostro lavoro più efficace. Ragioniamo di formazione politica, che deve tornare ad essere l’impegno della giovanile verso se stessa e verso il Paese: da un lato crescendo dirigenti competenti e dall’altro fornendo alla propria generazione uno spazio di maturazione  ed emancipazione.

Ragioniamo di forme di adesione: per valorizzare le potenzialità del digitale al fine di allargare le nostre resti, anche diversificando le modalità di tesseramento e i relativi diritti e doveri. Ma soprattutto per porci al centro di una rete più grande che vada anche oltre noi e coinvolga associazioni, comitati, istituzioni e movimenti.

Ragioniamo anche di radicamento territoriale: di come assicurare che le nostre strutture sul territorio, circoli, federazioni provinciali e unioni regionali siano efficaci strumenti di azione. Prima di tutto rafforzando i raccordi interni e con l’organizzazione nazionale e poi introducendo strumenti di verifica del lavoro svolto. E non dimentichiamo di ragionare sulle forme di finanziamento: partendo dalle vivaci e diversificate esperienze dei territori, consapevoli che vincere questa sfida significherà rendere possibile superare tutte le altre.

Scegliere infine, optando non per il modello ideale ma per quello più adatto: che ci permetterà di sostenere al meglio le nostre lotte e di partecipare da protagonisti alla dialettica democratica.

La giovanile che sarà dipenderà innanzitutto da quello che la giovanile dovrà fare: non l’inverso.

Riuscire a reinterpretare il proprio ruolo partendo dalla scelta delle proprie battaglie: terza premessa.

 

      Costruire i Giovani Democratici del futuro significherà infine scegliere le proprie battaglie: ma non sarà qui e non sarà adesso. E’ stato, è e continuerà ad essere il compito quotidiano di chi ha partecipato, anima e renderà sempre più viva e dinamica la nostra organizzazione giovanile.  

Sarà invece questo il luogo (ideale) e il momento (giusto) per affrontare un grande sforzo collettivo di ripensamento dell’iniziativa politica.

Mai prima d’ora lo spazio è stato così libero e l’attenzione nei nostri confronti così alta: ora che il modello personalistico della destra italiana sembra avere imboccato una crisi irreversibile, mentre i movimenti pagano il fio delle promesse disattese o scontano la marginalità di chi non è riuscito ad aggiornare la propria analisi della realtà. Le speranze e le aspettative dei cittadini si concentrano oggi sul centrosinistra, di cui il Partito Democratico è il maggiore interprete: a noi il compito di dar loro risposte.

Se arriveremo in ritardo a quest’appuntamento saremo venuti meno al nostro compito senza seconde opportunità: la storia passata e recente dimostra che le esigenze sociali, quando non correttamente accolte e interpretate dalle strutture politiche, si organizzano al di fuori, indipendentemente e se necessario anche contro di esse.

Realizzare tutto ciò significa costruire nei prossimi mesi una giovanile capace di occupare il centro del dibattito politico e democratico: una giovanile che sia un punto di osservazione sul mondo accessibile a tutti, uno spazio di riflessione aperto ai propri iscritti, a coloro che lo saranno e a quelli che non lo diverranno mai ma hanno diritto a conoscere qual è la nostra proposta e a confrontarsi con essa.

E’ una giovanile caparbia e coraggiosa quella che abbiamo in mente.

Che non si consideri più come il settore giovanile di un grande partito e non cada nella retorica della politica per gli under: perché le democrazie complesse di oggi presentano problematiche che può ambire a risolvere solo chi ha visioni d’insieme e soluzioni globali.

Che riconosca sempre come propria la più onorevole delle sfide: quella dell’emancipazione dal bisogno. Ma come sfida dal sapore tutto nuovo, che oggi si vince rendendo accessibili a tutti gli strumenti culturali indispensabili per migliorare le proprie condizioni di vita, educando alla cittadinanza, rendendola più forte delle residue sacche di oligarchia che in questi anni quella cittadinanza hanno privato di contenuti per svilirla ed emarginarla: fuori dagli spazi decisionali, fuori dal dibattito, fuori dalle urne.

Ecco perché, indipendentemente dai contenuti della nostre battaglie, di un’ultima premessa siamo certi: rappresentiamo quella parte di Paese che vive la propria lotta politica non solo come passione ma innanzitutto come necessità. E che per questo trova risposte ai problemi dell’oggi, avendo lo sguardo fisso e aperto sul domani. E che per questo non esita a intestarsi le battaglie più ardue: perché su questo si misura una forza progressista.

 

    La riforma dell’organizzazione giovanile sarà una conseguenza: ci siamo limitati a elencarne le premesse. Nel mezzo c’è un cammino lungo: e durante i lunghi viaggi si osserva la strada, non la meta. Nel mezzo c’è il lavoro di tutti, che ci attende.

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